venerdì 30 gennaio 2026

Medioriente

 





OS 117: Sul filo del Nilo

Josette Bruce

Titolo originale: Péril sur le Nil, 1974
Ed. Italiana consultata: Segretissimo n°534 (1974)
Trad.: Bruno Just Lazzari
Copertina: Carlo Jacono

 

“Con l’ascesa al potere di Aouanr el Sadat, le buone vecchie tradizioni egiziane avevano ripreso il sopravvento. Tutto e tutti erano in vendita al miglior offerente. Era solo questione di prezzo!”

 


Ennesimo romanzo di OS 117, scritto da Josette Bruce, che aveva ereditato la serie dopo la morte del marito Jean, il cui principale merito è quello di fornire una fotografia nitida (forse un po’ troppo!) del passaggio di consegne ai vertici dell’Egitto da Nasser a Sadat, passaggio che segnò per il Cairo la fine del dirigismo economico, ma soprattutto un avvicinamento in campo internazionale agli USA a spese degli ex alleati sovietici.

Josette Bruce immagina che, in questo contesto di transizione, che fu effettivamente segnato dalle opposizioni della Sinistra nasseriana, avvenga una spaccatura all’interno dei servizi segreti egiziani: una parte dei quali opererebbero per una radicalizzazione dell’opinione pubblica in senso anti-israeliano e dunque anti-americano, mettendo in difficoltà il neopresidente ed i suoi piani di “rivoluzione correttiva”.

A rimettere le cose al loro posto ci penserà ovviamente l’agente della CIA – ma di origine francese – Hubert Bonisseur de la Bath, nome in codice OS 117, il quale incrocerà nuovamente la propria strada con quella della giovane Inam Hassaini, personaggio già apparso in precedenza.

Fra le vicende storiche citate la Guerra del Kippur (all’epoca appena terminata) e l’imprigionamento dell’allora quarantenne, Ali Sabri, vicepresidente egiziano ed esponente di spicco del Socialismo arabo, fra le vittime più illustri del cambiamento di rotta, operato da Sadat, in economia e politica estera.

 

 


SAS: massacro ad Amman

Gérard De Villiers

Titolo originale: Massacre à Amman, 1972
Ed. Italiana consultata: Segretissimo n°426 (1972)
Trad.: Bruno Just Lazzari
Copertina: Carlo Jacono

 



Da una spia egiziana, che poi viene soppressa, la CIA viene a sapere che si sta preparando un attentato a Hussein: la congiura, stando alle dichiarazioni della spia, è organizzata da una persona molto vicina al re, una persona di tutta fiducia. Il servizio segreto americano invia ad Amman Malko Linge, spia aristocratica (l’acronimo SAS sta per Sua Altezza Serenissima), il cui compito è tutt’altro che facile: non può avvertire Hussein del pericolo, perché rischierebbe di mettere in allarme il traditore e quindi è costretto a lavorare dietro le quinte.

Romanzo storicamente interessante che ricostruisce il clima in Giordania dopo il Settembre Nero ed il disarmo dei fedayn e che fotografa le incertezze e le contraddizioni della politica di re Hussein, impegnato da una parte a ristabilire la propria sovranità all’interno del Paese di fronte alle pretese dei guerriglieri palestinesi e dall’altra ancora arroccato in una posizione di rigida intransigenza verso la cessione di Gerusalemme agli Israeliani.

 Anche il personaggio di SAS sembra qui diverso rispetto ad alcuni romanzi successivi, in cui costringe donne a subire rapporti sessuali non graditi o agisce con estrema crudeltà verso gli avversari.

In questo romanzo, appare umano, prova paura, è dotato di una sua etica ed agisce guidato dal senso di pietà.

 

domenica 18 marzo 2018

L'enigma della camera chiusa (I)


Il Mistero della Camera Gialla
Gaston Leroux
 
Titolo originale: Le Mystère de la Chambre Jaune, 1907
Prima ed. italiana Il Romanzo mensile Salani 1909
Ed. consultata I Classici del Giallo n°442, aprile 1984

 
Tutto cominci con un’aggressione, quella della signorina Stangerson, figlia di un noto ricercatore chimico, all’interno della loro sinistra abitazione (ogni sera da non si sa dove, la casa è “allietata” dal latrato di un cane). Elemento curioso del tentativo di omicidio non è solo la qualità della persona apparentemente senza nemici, ma anche la modalità della stessa: l’aggressione è avvenuta in una camera chiusa dall’interno, la famosa camera gialla del titolo, e i soccorsi sono avvenuti cos’ tempestivamente che l’assassino non avrebbe avuto il tempo di fuggire, La signorina Stangerson, che asserisce di non aver visto in faccia il proprio aggressore, si chiude in un atteggiamento di scarsa collaborazione verso la polizia e non aiuta le indagini, condotte dal celebre detective Frédric Larsan. A sbrogliare la matassa ci pensa il giornalista, Joseph Rouletabille, infallibile segugio con la testa a palla. Romanza notevole per la capacità di creare bei bozzetti, spassoso quello del magistrato più attratto dai misteri che dalla loro risoluzione e dal proprio lavoro e, naturalmente, quello dello stesso Rouletabille, personaggio singolare e simpatico. Il romanzo è dventato un classico perché ha proposto forse per la prima volta il tema fortunatissimo, all’interno del genere mistery, del delitto commesso all’interno di una stanza chiusa dall’interno e pertanto impossibile. In verità, la soluzione finale è talmente improbabile e cartoonistica (sembra quello di un fumetto di Nick Carter del mai troppo compianto Bonvi) da suscitare stupore l’ammirazione che a questo romanzetto hanno tributato giallisti come Carter Dickson, ma tant’è …! Lo stile prevale nettamente sul contenuto.

 

I Delitti della Vedova Rossa
Carter Dickson

Titolo Originale: The red widow murders, 1935
Prima ed. Italiana: Omnibus Gialli “I delitti della Camera Chiusa 2”, 1977
Ed. consultata: I Classici del Giallo n°580, aprile 1989

 
“Bender giaceva sulla schiena, seminascosto dall’immenso letto dorato dall’altra parte della stanza, perciò nello specchio era riflessa solo la sua faccia: gonfia e nerastra, con le palpebre semiaperte che mostravano il bianco degli occhi.”

Lord Maintling è deciso a sfatare un’orribile leggenda circolante sulla propria casa.
Una delle stanze della propria dimora è maledetta:chiunque passi una notte nella stanza da letto, non casualmente denominata “Vedova rossa”, muore prima dello spirare della mezzanotte.
La leggenda era nata, dopo che Marie Hortense della famiglia dei Sanson, boia del governo francese da generazioni,  aveva sposato un ascendente di Lord Maintling: da allora all’interno della stanza si sono verificati una lunga ed inspiegabile serie di decessi.
Il giovane Maintling non è superstizioso ed è deciso a demistificare il mito: fa dunque togliere i sigilli alla camera, chiusa da due generazioni, e riunisce parenti ed amici, per un macabro gioco di società, cui prende parte anche il criminologo, sir Henry Merrivale.
A turno, ciascuno degli invitati prende una carta da gioco da un mazzo.
Ad essere prescelto dalla sorte, per passare la notte nella camera, è il folle cognato di Maintling, Guy Brixham.
Il gioco contrariamente alle previsioni si rivela mortale: ad uccidere Guy però non è né un fantasma, né un meccanismo all’interno della stanza, ma un uomo in carne ed ossa.
Ma chi? …e soprattutto come ha fatto ad uccidere Guy, se la camera, in cui il ragazzo si trovava era chiusa dall’interno.
A risolvere l’enigma è il poco ortodosso ed iracondo, Henry Merrivale.
Ennesimo e complicatissimo enigma della “camera chiusa” di Carter Dickson, pseudonimo di John Dickson Carr.
 
 
 
 
Un colpo di fucile
John Dickson Carr (aka Carter Dickson)
Titolo Originale: Till death do us part, 1944
Ed. consultata: Omnibus Gialli “I delitti della Camera Chiusa”, 1978
 
Dick Marckam è uno scrittore di cronaca nera e vive nella tranquilla cittadina di Ashe Hall, in Inghilterra.
Legatosi sentimentalmente ad una giovane donna conosciuta da poco, vive una fase di intensa felicità. Grosse nubi si addensano, tuttavia, sulla sua serenità: durante una festa locale, con tanto di tiro a segno e giostre, la sua dolce promessa sposa colpisce accidentalmente con un fucile del tiro a segno il misterioso chiromante, che in un tendone della fiera legge la mano a coloro che glielo chiedono, ferendolo gravemente.
Sin dall’inizio Dick dubita si tratti di un incidente: pochi minuti prima, la sua fidanzata aveva avuto un colloquio con il misterioso indovino, da cui era andata a farsi predire il futuro, e sebbene Dick non avesse potuto udire la conversazione, dalle ombre in controluce  del tendone in cui si era svolto ne aveva dedotto che esso era stato  molto agitato.
Nel pomeriggio, i sospetti di Dick sembrano trovare conferma: il medico del villaggio lo convoca d’urgenza, comunicandogli che il ferito non è affatto grave, come si era lasciato credere alla popolazione di Ashe Hall, ma semplicemente escoriato.
Il misterioso chiromante altro poi non sarebbe che un patologo di fama al servizio del Ministero dell’Interno, per cui svolge preziose consulenze in ambito criminale. Proprio quest’ultimo confida a Dick di aver preferito far credere alla popolazione locale di essere moribondo, per poter incastrare Leslie Grant, la quale a suo dire sarebbe un’abile assassina, giunta ad Ashe Hall sotto falso nome.
Lungi dall’avere una ventina d’anni, avrebbe superato la boa dei 40, pur sembrando molto più giovane.
Sarebbe stata sposata tre volte ed i suoi precedenti mariti sarebbero morti, apparentemente suicidi, iniettandosi del cianuro per via endovenosa, all’interno di stanze chiuse dall’interno. Nonostante non la si possa incolpare delle morti dei mariti, il medico è convinto che la donna ne sia l’autrice e chiede a Dick di aiutarlo a scoprire i segreti della donna. Il protagonista, sebbene esterrefatto dalla rivelazione, promette la propria collaborazione.
Peccato che il giorno seguente sia lo stesso misterioso medico a morire, ovviamente in una stanza chiusa internamente e con una siringa di acido conficcata nel braccio.... ma non è finita: si scopre che il medico in realtà non è un medico, ma un abile truffatore e che tutto ciò che ha detto su Leslie sia falso.
Ma chi l’ha ucciso? A che scopo l’ignobile farsa su Leslie? .. e come mai per assassinarlo è stato usato lo stesso fantasioso e suggestivo metodo da lui descritto?
Sarà solo con l’aiuto del noto criminologo Gideon Fell che Dick verrà a capo del complicatissimo caso.
Romanzo di una macchinosità tale da renderne difficile persino uno stringato resoconto.
La soluzione dell’enigma è impossibile da intuire tanto è cervellotica e la trama è perlomeno improbabile. Non tutto è però da buttare: i colpi di scena non mancano … anzi si incalzano senza sosta e lo stile letterario è veramente superlativo. Le descrizioni degli stati d’animo del protagonista sono spesso di una classe insuperabile: basta leggere la descrizione del suo stato di innamoramento verso Leslie, presente nelle prime pagine del racconto, per rendersi conto delle qualità di introspezione psicologica dell’autore.
 
 

 

 

 

mercoledì 7 febbraio 2018

Uno contro tutti



Pallidi Re e Principi
Robert B. Parker
Titolo originale: Pale Kings and Princes 1987
Ed. italiana 1988 (Giallo Mondadori n°2058)

«Vidi pallidi re e principi,
pallidi guerrieri, pallidi come la morte
eran tutti loro
Gridavano: “la Belle Dame sans merci”
li tiene prigionieri»

John Keats La Belle Dame sans merci

Garrett Kingsley, direttore di un quotidiano di provincia, incarica Spenser di indagare sulla morte del giornalista Eric Valdez, avvenuta nella città di Wheaton dove stava raccogliendo informazioni su un traffico di cocaina. Spenser si reca a Wheaton, ma non trova collaborazione, né da parte della polizia, la cui versione ufficiale è che Valdez sia stato ucciso da un marito geloso, né da parte della popolazione locale piuttosto omertosa. Chiunque conosca Spenser sa che i suoi metodi di indagine sono piuttosto elementari. In questo caso si limita a rompere le palle ai passanti, chiedendo loro se siano al corrente che la loro città sia un luogo di smistamento di un traffico di stupefacenti, provenienti dalla Colombia (come se una cosa del genere possa essere di dominio pubblico o le persone anche sapendolo lo direbbero a uno sconosciuto). Evidentemente Spenser crede molto nelle sue capacità di persuasione, specie quando si tratta di fare domande alle donne. E sì, perché il nostro ha una vanità da fare schifo: quando una bibliotecaria gli indica su quale scaffale può trovare lo stradario cittadino, Spenser non pensa affatto che la cosa rientri nelle normali mansioni della funzionaria, ma ne attribuisce il merito al suo improbabile fascino:
Il mio sorriso malandrino aveva funzionato ancora una volta. Se l’avessi accentuato anche di poco, sarebbe venuta a sedersi sulle mie ginocchia.
Ad ogni modo a furia di fare domande a destra e a manca, finisce per farsi notare e, una sera, viene aggredito in mezzo a una via solitaria. Sfuggito al tentativo di linciaggio, menando le mani, trova finalmente una persona disposta ad aiutarlo, un’assistente sociale di nome Juanita, che gli offre una prima traccia: Valdez era l’amante della moglie di un ricco grossista. Pezzo dopo pezzo, il detective privato più insopportabile della storia della letteratura poliziesca riesce a ricomporre il puzzle e a scardinare, con l’aiuto del fedele Hawk, un’intera organizzazione criminale.

Trad.: Stefano Galli
Copertina: Prieto Muriana

A Ferro e Fuoco
Richard Stark
Titolo originale: The Hundle 1966
Ed. italiana 1967 (Giallo Mondadori serie nera n°)



Parker è un gangster di ventura, un libero professionista della malavita; accetta solo incarichi che lo convincono. E si lascia convincere dalla mafia a risolvere un problema ai Caraibi: Wolfang Baron, un ex nazista, ha installato su un’isola un casinò che rende parecchio, ma si rifiuta di versare tangenti al boss locale; Parker ha il compito di rapinare il casinò, gettare sul lastrico il troppo indipendente aristocratico tedesco ed incendiare la casa da gioco. In cambio potrà tenersi il malloppo. La missione è già di per sé difficile e si complica ulteriormente quando ci si mette di mezzo l’FBI che, venuta a conoscenza del piano della mafia, e, messe le mani su Parker, si dimostra disponibile a condonare al supercriminale i suoi delitti e a lasciarlo agire purché catturi Baron e lo consegni alle autorità federali. La polizia americana è infatti impossibilitata ad arrestare il tenutario della casa da gioco, in quanto l’isola su cui il casinò è installato è sotto la sovranità di Cuba.
Il romanzo di Parker ha moltissime analogie con Operazione Delta di Spillane (l’isola da espugnare, un eroe al di sopra della morale comune e dalle qualità sovrumane, che si deve mettere ob torto collo al servizio dell’FBI …).
La classe si Stark come narratore è tuttavia superiore a quella di Spillane (il quale è peraltro condizionato da un malcelato sciovinismo) e il suo romanzo, pur non essendo un capolavoro, risulta comunque godibile, nonostante un finale poco plausibile seppur sorprendente.

Trad.: Bruno Just Lazzari
Copertina: Carlo Jacono

giovedì 28 dicembre 2017

Borghesi fuori contesto

Indagine a Skid Row
Fredric Brown
Titolo originale: The Wench is Dead (1955)
Ed. Italiana, 1992 (Giallo Mondadori n°2287)

“L’orologio segnava le dieci.
“Alzati Howard Perry” mi dissi. “Alzati vecchio bastardo, e datti da fare.
Metti i piedi per terra e muoviti, se vuoi tenerti stretto quel lavoro. E’ un lavoro importante, sai, perché  ti permette di bere, di mangiare e talvolta persino di dormire con Billie the Kid, se quella sera lei non ha già agganciato qualche pollo.
La tua vita è fatta così vecchio bastardo. Almeno per un’estate: quest’estate sudicia e pidocchiosa in cui ti sei trovato a vivere a Los Angeles”.

Howard Perry è un insegnante di liceo di Boston.
Appassionato di sociologia, aspira a divenire professore d’Università e crede che un lavoro di ricerca possa aprigli le porte della carriera accademica.
Per anni Perry si è occupato di studiare gli emarginati ed i barboni, di cui sono popolate le periferie americane, ma per la pubblicazione di uno studio sociologico, che possa dargli la fama cui aspira, è indispensabile l’indagine sul campo.
Così il professor Perry si trasferisce a Los Angeles, fingendosi un barbone.
Il tutto rischia di trasformarsi in una trappola mortale: Mame, la barista di un night, viene uccisa proprio dopo aver ricevuto l’incauto professore pochi minuti prima.
Poi avviene un secondo delitto e Perry è costretto a dileguarsi, per sfuggire alle ricerche della polizia, che possiede un suo identikit e lo ritiene responsabile degli omicidi.
The Wench is Dead è un noir insolito, dove la trama conta poco: il lettore più smaliziato può indovinare l’identità dell’assassino quasi immediatamente.
Ciò che contano sono le psicologie, i caratteri, i dialoghi e gli ambienti.
Un viaggio oscuro ed avvincente negli inferi delle periferie americane degli anni ’50, con una coppia di simpatici protagonisti (assieme al professore, a complicargli la vita, la tenera ed umanissima prostituta Billie the Kid).
Ironia e ritmo narrativo fanno del romanzo un piccolo gioiello.

Copertina: Prieto Muriana


Cambia aria, Larry Carr
James Hadley Chase
                    Titolo originale: Have a change of scene (1973)
                                                     Ed. Italiana 1975 (Giallo Mondadori n°1394)                                      

Larry Carr è un esperto di diamanti che, dopo la morte della propria fidanzata, incomincia ad accusare i sintomi di una grave depressione.
Lo psicanalista gli consiglia di cambiare aria e lo fa assumere temporaneamente come aiuto di una giovane assistente sociale, a Luceville, squallida cittadina di provincia.
Strappato agli ambienti lussuosi e brillanti, che è uso frequentare, e trapiantato in un contesto di  violenza e sopraffazione, Carr scoprirà in sé risorse inaspettate ed una natura violenta e selvaggia.
Luceville sarà però anche l’inizio della sua discesa agli inferi: morbosamente attratto dalla spregiudicata Rhea, donna immorale e priva di scrupoli, Larry Carr organizza una truffa, per poter attirare la donna a sé.
Le cose andranno ovviamente in modo diverso dalle sue previsioni …
Cambia aria, Larry Carr! È un tipico thrilling, targato Hadley Chase: buona costruzione delle psicologie, senza per questo sacrificare nulla alle esigenze della narrazione che scorre fluida ed agile, tempi serrati, azione violenta e ritmo narrativo al cardiopalma.
Il romanzo è svolto in forma di auto confessione, da parte dello stesso protagonista, ed il lettore ne segui i percorsi mentali, l’evoluzione psicologica e caratteriale.

Traduzione: Bruno Just Lazzari; Copertina: Carlo Jacono

Buone Feste!


                                                                     

giovedì 17 marzo 2016

Grandi romanzi storici (I)


Il Ciclo degli Ultimi Valois (La Regina Margot, La sig.ra di Monsoreau, I Quarantacinque)

 Da cinque generazioni Alessandro Dumas, magnifico esemplare della genialità latina, tiene il primato fra quanti autori hanno cercato di avvicinarsi all’anima del popolo. Questa nuova edizione offre al grande pubblico i romanzi più famosi in traduzioni accuratissime e integrali raggruppati per ciclo, a prezzi che sono alla portata di tutti.
(Dalla quarta di copertina dell’edizione Lucchi, Milano, del 1938)

 I romanzi del ciclo degli ultimi Valois (La Regina Margot, La sig.ra di Monsoreau, I Quarantacinque), composti da Alexandre Dumas padre nell’arco di poco più di tre anni, si svolgono ai tempi delle guerre di religione in Francia e coprono un arco temporale di circa tredici anni: dalla notte di San Bartolomeo del 15 agosto 1572 sino alla morte di Francesco d’Alençon, ultimo rampollo della dinastia dei Valois, (1585). Lo stile letterario è omogeneo e confidenziale: l’autore si rivolge ripetutamente al lettore con tono di complicità: 

Il lettore, questo fedele amico, cui sempre ci sforziamo di dare ciò che promettiamo…

 Il primo romanzo della serie ricorda da vicino I 3 Moschettieri, scritto appena un anno prima (1845), per la commistione fra narrazione avventurosa e intrigo politico, ma soprattutto per il tema dell’amicizia virile fra i due spadaccini Coconnas e De La Mole, che richiama quella fra Aramis, Porthos ed Athos. Anche in questo romanzo poi deus ex machina di ogni intrigo è una donna diabolica che, mentre nei Moschettieri aveva le sembianze giovanili e seducenti di Milady ne’ La Regina Margot assume quelle della più attempata Caterina de Medici.

Se coraggio, valore individuale, gusto dell’avventura e fedeltà personale sono i valori dominanti non hanno invece nessun ruolo le convinzioni ideologiche e religiose, pur oggetto di un’ambigua celebrazione da parte del giullare Chicot nel 2° romanzo del ciclo:

 Ora, gli uomini sono essere visibili e tangibili, contro i quali la guerra è relativamente facile.
Ma come si fa a combattere contro le idee, Sire? Le idee scivolano e si insinuano invisibili, e si nascondono agli occhi di coloro che le vogliono distruggere. Un’idea, una volta annidata in un’anima, vi getta radici profonde e più si tagliano i rami imprudenti che sporgono troppo in fuori, più le radici si fanno forti e inestricabili.
Un’idea, Sire, è come una scintilla che cada su di un mucchio di fieno (…)

 A titolo di esempio, De La Mole si converte dal protestantesimo al cattolicesimo senza particolari lacerazioni morali, per poi rimettersi – per amore di Margherita – al servizio di Enrico di Navarra, capo del partito ugonotto; il cattolico Coconnas, per senso di amicizia verso de La Mole, diviene una pedina inconsapevole, ma anche indifferente, del gioco politico dei protestanti.

Lo stesso Enrico di Bearn, i Valois, Caterina de’ Medici e Margot, del resto, concepiscono la religione unicamente come funzionale alla competizione per il potere, mentre per De La Mole e Coconnas, lealtà personale e gusto dell’avventura sono gli unici scopi della propria azione, affatto bisognosi di giustificazione ideologica. Il successivo La sig.ra di Monsoreau mantiene inalterate le caratteristiche del 1° romanzo, pur sacrificando il tema dell’amicizia, fondamentale nel romanzo precedente, e ampliando la dimensione erotica.
Anche in questo caso, il romanzo si regge su un duplice binario narrativo: ne’ La Regina Margot, costituito dalle peripezie di Coconnas e De La Mole da una parte e da quelle di Enrico di Bearn, ridotto in cattività da Caterina de’ Medici dall’altra; ne’ La sig.ra di Monsoreau i due piani della narrazione sono invece costituiti dalla tragica storia d’amore fra il sig. de Bussy e Diana Monsoreau per un verso e dalle avventure del guascone giullare Chicot per un altro. I due protagonisti (Diana Monsoreau e Chicot) hanno più o meno lo stesso spazio e mentre il titolo dell’edizione originale francese (e di quelle italiane) danno rilievo alla prima, quello dell’edizione inglese (Chicot the jester) privilegia il secondo. Più squilibrato e asimmetrico il terzo romanzo, che prende il proprio titolo dal numero dei cavalieri, componenti la guardia reale (45 appunto). L’ultimo atto del ciclo intreccia più vicende (la missione di Chicot presso il futuro Enrico IV, l’amore del guascone Carmainge per la duchessa di Montpensier e infine quello fra Henry de Joyeuse verso una misteriosa dama di cui ignora l’identità), mettendo al fuoco troppa carne e dimenticando di portare a soluzione almeno un episodio, quello della rivalità fra Carmainge e un collega della Guardia reale: i due si sfidano a duello, ma la tanto ripromessa resa dei conti non ha seguito. Il finale aperto (Caterina dei Medici e il figlio Enrico III guardano con odio il duca Enrico di Guisa, meditandone l’omicidio) e il particolare ironico del pugnale regalato da Enrico III al giovane monaco Jacques Clément (il quale nella realtà storica ucciderà, nel 1589, il Re proprio con uno stiletto) sembrano suggerire l’ipotesi che Dumas volesse dare ulteriore seguito a questo terzo romanzo. Cosa che comunque purtroppo non fece.

domenica 4 ottobre 2015

Ed McBain: stagioni diverse


Uno spacciatore per l’87° (Non svegliarmi)
Ed McBain
Titolo originale: The Pusher (1958)
ed. consultata: I Classici del Giallo n°244 (1976)
trad.: Andreina Negretti

 
L’inverno arrivò con l’irruenza di un attentatore anarchico.
Violento, urlante, ansimante, avvolse la città nel freddo, gelò i corpi e gelò i cuori.
Il vento fischiava sotto le grondaie e spazzava gli angoli delle case, facendo volare i cappelli e sollevare le gonne, accarezzando con dita gelide le cosce calde. La gente si soffiò sulle mani e rialzò i baveri e strinse le sciarpe. Si erano lasciati ingannare dal lungo letargo autunnale, e adesso l’inverno li aveva colti di sorpresa battendo loro sui denti con nocche di ghiaccio. La gente rideva nel vento, ma il vento non era di buon umore.

Mancavano pochi giorni a Natale, era notte, c’era vento, nevicava, e faceva un freddo da Polo Nord. L’agente di pattuglia Dick Genero odiava il freddo e gli sarebbe piaciuto trovare un locale aperto dove entrare e scaldarsi almeno un po’. Poi vide la luce. La porta era aperta e lui entrò. E di colpo scoprì qualcosa di peggio del gelo del vento e della neve: il ragazzo con la faccia blu, seduto sulla branda, tutto proteso in avanti come se fosse sul punto di scattare in piedi, una siringa vuota vicino alla mano, una corda stretta al collo. Una telefonata all’87° Distretto mette in moto il meccanismo delle indagini, arrivano Steve Carella e Bert Kling, arrivano quelli della Squadra Omicidi, e i tecnici del laboratorio, il medico legale, e il fotografo della polizia. Sin da subito appare però evidente che il colore blu della faccia del ragazzo apparentemente morto impiccato non sia dovuto all’asfissia, ma ad una dose eccessiva di eroina. Ma se il ragazzo è morto di overdose chi ne ha simulato il suicidio? E come mai le impronte sulla siringa non sono quelle del morto? Poi il tenente Byrnes comincia a ricevere telefonate anonime da qualcuno che sembra sapere molte cose su questo strano caso, cose spiacevoli che coinvolgono la famiglia di Byrnes e che pongono il vecchio poliziotto di fronte ad un difficile dilemma, quello di rivelare le informazioni di cui è venuto in possesso a rischio di esporre la propria carriera e la propria famiglia a imprevedibili incognite o rimanere reticente ed esporsi ad un orrendo ricatto.
Terzo romanzo della serie dell’87° Distretto, scritto e congegnato in modo magistrale e capace di tenere il lettore col fiato sospeso sino alla fine. Nella stesura originale McBain aveva pensato di far morire Steve Carella (il cui nome nell’edizione italiana di questo come di tutti i primi romanzi della serie viene curiosamente mutato – nonostante lo scrittore sottolinei più volte che il personaggio è di origine italiana – in Carell); fu poi l’editore a convincere lo scrittore a non sacrificare il personaggio più rappresentativo della serie.

 

Attentato Carella
Ed McBain
Titolo originale: The killer’s wedge (1959)
ed. consultata: I Classici del Giallo n°372 (1981 )
trad.: Andreina Negretti

Era un comunissimo pomeriggio dei primi di ottobre. Fuori, oltre le inferriate, che sbarravano le finestre della sala agenti dell’87° Distretto, Grover Park era un incendio di colori. L’estate indiana, quel periodo di caldo fuori stagione, che altrove viene chiamato “estate di San Martino”, simile ad una principessa indiana orgogliosa dal copricapo piumato,scrollava i suoi splendenti rossi e arancioni e gialli nella dolce aria ottobrina.

Steve Carella si trova fuori dalla centrale, impegnato a risolvere un caso piuttosto complicato, quello di un uomo morto, apparentemente suicida, in una stanza chiusa dall’interno. Il più celebre e simpatico dei detective dell’87° Distretto pensa però si tratti di omicidio e che i responsabili siano i figli, per questione ereditarie. Come possono tuttavia aver fatto?!? Con un paziente lavoro investigativo il nostro si troverà a risolvere il più classico degli enigmi polizieschi, quello del delitto della camera chiusa (non a caso nelle pagine del romanzo viene citato l’autore che di questo tipo di enigma ne era l’indiscusso maestro, il sig. Gideon Fell; non è peraltro la prima volta che McBain cita un autore della Golden Age: era già accaduto con Conan Doyle!). Durante la sua assenza, in centrale, accade qualcosa di inquietante. Una donna, moglie di un uomo arrestato tempo prima proprio da Carella, prende tutti in ostaggio minacciando i detective con una pistola e una bottiglia di presunta nitroglicerina. I colleghi di Carella sono sotto scacco, mentre la donna attende che lui rientri per ucciderlo. Magistrale McBain che riesce a dipanare due diverse narrazioni. Il titolo originale del romanzo The wedge (in italiano il cuneo) dà maggiore risalto alla storiadell’omicidio; quello italiano – molto più legittimamente – alla vicenda della donna che vuole vendicarsi del detective italo-americano: in effetti è proprio quest’ultima, ad altissimo tasso di suspence, a tenere il lettore incollato alla poltrona.


Chiamate Frederick 7-8024
Ed McBain
Titolo originale: The Heckler (1960)
ed. consultata: I Classici del Giallo n°395 (1982)
trad.: Andreina Negretti

Come una gran dama, arrivò l’aprile.
Il poeta che scrisse sulla crudeltà dell’aprile forse aveva ragione, ma sta di fatto che quell’anno non c’era nessuna crudeltà in esso. Si annunciò con delicatezza, percorrendo le strade della città a occhi spalancati, con l’espressione ingenua di una fanciulla. E veniva voglia di prenderla fra le braccia, quell’adolescente che sembrava tanto sola e spaurita nel geometrico miscuglio di estranei, intimidita dalle strade edai palazzi, commovente con quella sua aria da signora materializzatasi dalla fredda pazzia di marzo.

Hitchcock sosteneva che meglio è delineato il personaggio del cattivo, migliore sarà il film. Ed McBain deve averla pensata come lui, perché in questo Chiamate Frederick 7-8024, il vero protagonista è l’inquietante e quasi superomistico personaggio del Sordo, sorta di genio del Male, nipotino del dottor Moriarty (Arthur Conan Doyle viene peraltro citato spesso nel romanzo), ma anche dei tanti personaggi disegnati da D. Westlake/R. Stark. Eh sì…perché come nei romanzi di Westlake, l’intera vicenda di questo romanzo si concentra sulla preparazione di un colpo, mentre i bravi ragazzi dell’87° distretto sono ridotti quasi al ruolo di comparse, sebbene l’autore non rinunci a incursioni nel loro privato con quella capacità ormai universalmente riconosciutagli di rappresentare con semplicità ed efficacia la vita degli sbirri metropolitani. Tutto inizia con la scoperta di un cadavere nudo, alla cui identità è difficile risalire. Sarà l’agente investigativo Steve Carella, dopo una paziente indagine, a dargli un nome e un’identità, scoprendo che l’omicidio è legato ad un progetto di rapina. Mal gliene incoglie… si troverà a un passo dalla morte.