Uno spacciatore per l’87° (Non
svegliarmi)
Ed McBain
Titolo originale: The Pusher (1958)
ed. consultata: I
Classici del Giallo n°244 (1976)
trad.: Andreina
Negretti
L’inverno arrivò con l’irruenza di un attentatore anarchico.
Violento, urlante, ansimante, avvolse la città nel freddo, gelò i corpi
e gelò i cuori.
Il vento fischiava sotto le grondaie e spazzava gli angoli delle case,
facendo volare i cappelli e sollevare le gonne, accarezzando con dita gelide le
cosce calde. La gente si soffiò sulle mani e rialzò i baveri e strinse le
sciarpe. Si erano lasciati ingannare dal lungo letargo autunnale, e adesso
l’inverno li aveva colti di sorpresa battendo loro sui denti con nocche di
ghiaccio. La gente rideva nel vento, ma il vento non era di buon umore.
Mancavano pochi giorni a Natale,
era notte, c’era vento, nevicava, e faceva un freddo da Polo Nord. L’agente di
pattuglia Dick Genero odiava il freddo e gli sarebbe piaciuto trovare un locale
aperto dove entrare e scaldarsi almeno un po’. Poi vide la luce. La porta era
aperta e lui entrò. E di colpo scoprì qualcosa di peggio del gelo del vento e
della neve: il ragazzo con la faccia blu, seduto sulla branda, tutto proteso in
avanti come se fosse sul punto di scattare in piedi, una siringa vuota vicino
alla mano, una corda stretta al collo. Una telefonata all’87° Distretto mette
in moto il meccanismo delle indagini, arrivano Steve Carella e Bert Kling,
arrivano quelli della Squadra Omicidi, e i tecnici del laboratorio, il medico
legale, e il fotografo della polizia. Sin da subito appare però evidente che il
colore blu della faccia del ragazzo apparentemente morto impiccato non sia
dovuto all’asfissia, ma ad una dose eccessiva di eroina. Ma se il ragazzo è
morto di overdose chi ne ha simulato il suicidio? E come mai le impronte sulla
siringa non sono quelle del morto? Poi il tenente Byrnes comincia a ricevere
telefonate anonime da qualcuno che sembra sapere molte cose su questo strano
caso, cose spiacevoli che coinvolgono la famiglia di Byrnes e che pongono il
vecchio poliziotto di fronte ad un difficile dilemma, quello di rivelare le
informazioni di cui è venuto in possesso a rischio di esporre la propria
carriera e la propria famiglia a imprevedibili incognite o rimanere reticente
ed esporsi ad un orrendo ricatto.
Terzo romanzo della serie
dell’87° Distretto, scritto e congegnato in modo magistrale e capace di tenere
il lettore col fiato sospeso sino alla fine. Nella stesura originale McBain
aveva pensato di far morire Steve Carella (il cui nome nell’edizione italiana
di questo come di tutti i primi romanzi della serie viene curiosamente mutato –
nonostante lo scrittore sottolinei più volte che il personaggio è di origine
italiana – in Carell); fu poi l’editore a convincere lo scrittore a non
sacrificare il personaggio più rappresentativo della serie.
Attentato Carella
Ed McBain
Titolo originale: The killer’s wedge (1959)
ed. consultata: I
Classici del Giallo n°372 (1981 )
trad.: Andreina
Negretti
Era un comunissimo pomeriggio dei primi di ottobre. Fuori, oltre le
inferriate, che sbarravano le finestre della sala agenti dell’87° Distretto,
Grover Park era un incendio di colori. L’estate indiana, quel periodo di caldo
fuori stagione, che altrove viene chiamato “estate di San Martino”, simile ad
una principessa indiana orgogliosa dal copricapo piumato,scrollava i suoi
splendenti rossi e arancioni e gialli nella dolce aria ottobrina.
Steve Carella si trova fuori dalla centrale, impegnato
a risolvere un caso piuttosto complicato, quello di un uomo morto,
apparentemente suicida, in una stanza chiusa dall’interno. Il più celebre e
simpatico dei detective dell’87° Distretto pensa però si tratti di omicidio e
che i responsabili siano i figli, per questione ereditarie. Come possono
tuttavia aver fatto?!? Con un paziente lavoro investigativo il nostro si
troverà a risolvere il più classico degli enigmi polizieschi, quello del delitto della camera chiusa (non a caso nelle
pagine del romanzo viene citato l’autore che di questo tipo di enigma ne era
l’indiscusso maestro, il sig. Gideon Fell; non è peraltro la prima volta che
McBain cita un autore della Golden Age:
era già accaduto con Conan Doyle!). Durante la sua assenza, in centrale, accade
qualcosa di inquietante. Una donna, moglie di un uomo arrestato tempo prima
proprio da Carella, prende tutti in ostaggio minacciando i detective con una
pistola e una bottiglia di presunta nitroglicerina. I colleghi di Carella sono sotto
scacco, mentre la donna attende che lui rientri per ucciderlo. Magistrale
McBain che riesce a dipanare due diverse narrazioni. Il titolo originale del
romanzo The wedge (in italiano il
cuneo) dà maggiore risalto alla storiadell’omicidio; quello italiano – molto
più legittimamente – alla vicenda della donna che vuole vendicarsi del
detective italo-americano: in effetti è proprio quest’ultima, ad altissimo
tasso di suspence, a tenere il
lettore incollato alla poltrona.
Chiamate Frederick 7-8024
Ed McBain
Titolo originale: The Heckler (1960)
ed. consultata: I
Classici del Giallo n°395 (1982)
trad.: Andreina
Negretti
Come una gran dama, arrivò l’aprile.
Il poeta che scrisse sulla crudeltà dell’aprile forse aveva ragione, ma
sta di fatto che quell’anno non c’era nessuna crudeltà in esso. Si annunciò con
delicatezza, percorrendo le strade della città a occhi spalancati, con
l’espressione ingenua di una fanciulla. E veniva voglia di prenderla fra le
braccia, quell’adolescente che sembrava tanto sola e spaurita nel geometrico
miscuglio di estranei, intimidita dalle strade edai palazzi, commovente con
quella sua aria da signora materializzatasi dalla fredda pazzia di marzo.
Hitchcock sosteneva che meglio è
delineato il personaggio del cattivo, migliore sarà il film. Ed McBain deve
averla pensata come lui, perché in questo Chiamate
Frederick 7-8024, il vero protagonista è l’inquietante e quasi
superomistico personaggio del Sordo, sorta
di genio del Male, nipotino del dottor Moriarty (Arthur Conan Doyle viene peraltro
citato spesso nel romanzo), ma anche dei tanti personaggi disegnati da D.
Westlake/R. Stark. Eh sì…perché come nei romanzi di Westlake, l’intera vicenda
di questo romanzo si concentra sulla preparazione di un colpo, mentre i bravi ragazzi dell’87° distretto sono ridotti quasi
al ruolo di comparse, sebbene l’autore non rinunci a incursioni nel loro
privato con quella capacità ormai universalmente riconosciutagli di
rappresentare con semplicità ed efficacia la vita degli sbirri metropolitani.
Tutto inizia con la scoperta di un cadavere nudo, alla cui identità è difficile
risalire. Sarà l’agente investigativo Steve Carella, dopo una paziente
indagine, a dargli un nome e un’identità, scoprendo che l’omicidio è legato ad
un progetto di rapina. Mal gliene incoglie… si troverà a un passo dalla morte.