domenica 4 ottobre 2015

Ed McBain: stagioni diverse


Uno spacciatore per l’87° (Non svegliarmi)
Ed McBain
Titolo originale: The Pusher (1958)
ed. consultata: I Classici del Giallo n°244 (1976)
trad.: Andreina Negretti

 
L’inverno arrivò con l’irruenza di un attentatore anarchico.
Violento, urlante, ansimante, avvolse la città nel freddo, gelò i corpi e gelò i cuori.
Il vento fischiava sotto le grondaie e spazzava gli angoli delle case, facendo volare i cappelli e sollevare le gonne, accarezzando con dita gelide le cosce calde. La gente si soffiò sulle mani e rialzò i baveri e strinse le sciarpe. Si erano lasciati ingannare dal lungo letargo autunnale, e adesso l’inverno li aveva colti di sorpresa battendo loro sui denti con nocche di ghiaccio. La gente rideva nel vento, ma il vento non era di buon umore.

Mancavano pochi giorni a Natale, era notte, c’era vento, nevicava, e faceva un freddo da Polo Nord. L’agente di pattuglia Dick Genero odiava il freddo e gli sarebbe piaciuto trovare un locale aperto dove entrare e scaldarsi almeno un po’. Poi vide la luce. La porta era aperta e lui entrò. E di colpo scoprì qualcosa di peggio del gelo del vento e della neve: il ragazzo con la faccia blu, seduto sulla branda, tutto proteso in avanti come se fosse sul punto di scattare in piedi, una siringa vuota vicino alla mano, una corda stretta al collo. Una telefonata all’87° Distretto mette in moto il meccanismo delle indagini, arrivano Steve Carella e Bert Kling, arrivano quelli della Squadra Omicidi, e i tecnici del laboratorio, il medico legale, e il fotografo della polizia. Sin da subito appare però evidente che il colore blu della faccia del ragazzo apparentemente morto impiccato non sia dovuto all’asfissia, ma ad una dose eccessiva di eroina. Ma se il ragazzo è morto di overdose chi ne ha simulato il suicidio? E come mai le impronte sulla siringa non sono quelle del morto? Poi il tenente Byrnes comincia a ricevere telefonate anonime da qualcuno che sembra sapere molte cose su questo strano caso, cose spiacevoli che coinvolgono la famiglia di Byrnes e che pongono il vecchio poliziotto di fronte ad un difficile dilemma, quello di rivelare le informazioni di cui è venuto in possesso a rischio di esporre la propria carriera e la propria famiglia a imprevedibili incognite o rimanere reticente ed esporsi ad un orrendo ricatto.
Terzo romanzo della serie dell’87° Distretto, scritto e congegnato in modo magistrale e capace di tenere il lettore col fiato sospeso sino alla fine. Nella stesura originale McBain aveva pensato di far morire Steve Carella (il cui nome nell’edizione italiana di questo come di tutti i primi romanzi della serie viene curiosamente mutato – nonostante lo scrittore sottolinei più volte che il personaggio è di origine italiana – in Carell); fu poi l’editore a convincere lo scrittore a non sacrificare il personaggio più rappresentativo della serie.

 

Attentato Carella
Ed McBain
Titolo originale: The killer’s wedge (1959)
ed. consultata: I Classici del Giallo n°372 (1981 )
trad.: Andreina Negretti

Era un comunissimo pomeriggio dei primi di ottobre. Fuori, oltre le inferriate, che sbarravano le finestre della sala agenti dell’87° Distretto, Grover Park era un incendio di colori. L’estate indiana, quel periodo di caldo fuori stagione, che altrove viene chiamato “estate di San Martino”, simile ad una principessa indiana orgogliosa dal copricapo piumato,scrollava i suoi splendenti rossi e arancioni e gialli nella dolce aria ottobrina.

Steve Carella si trova fuori dalla centrale, impegnato a risolvere un caso piuttosto complicato, quello di un uomo morto, apparentemente suicida, in una stanza chiusa dall’interno. Il più celebre e simpatico dei detective dell’87° Distretto pensa però si tratti di omicidio e che i responsabili siano i figli, per questione ereditarie. Come possono tuttavia aver fatto?!? Con un paziente lavoro investigativo il nostro si troverà a risolvere il più classico degli enigmi polizieschi, quello del delitto della camera chiusa (non a caso nelle pagine del romanzo viene citato l’autore che di questo tipo di enigma ne era l’indiscusso maestro, il sig. Gideon Fell; non è peraltro la prima volta che McBain cita un autore della Golden Age: era già accaduto con Conan Doyle!). Durante la sua assenza, in centrale, accade qualcosa di inquietante. Una donna, moglie di un uomo arrestato tempo prima proprio da Carella, prende tutti in ostaggio minacciando i detective con una pistola e una bottiglia di presunta nitroglicerina. I colleghi di Carella sono sotto scacco, mentre la donna attende che lui rientri per ucciderlo. Magistrale McBain che riesce a dipanare due diverse narrazioni. Il titolo originale del romanzo The wedge (in italiano il cuneo) dà maggiore risalto alla storiadell’omicidio; quello italiano – molto più legittimamente – alla vicenda della donna che vuole vendicarsi del detective italo-americano: in effetti è proprio quest’ultima, ad altissimo tasso di suspence, a tenere il lettore incollato alla poltrona.


Chiamate Frederick 7-8024
Ed McBain
Titolo originale: The Heckler (1960)
ed. consultata: I Classici del Giallo n°395 (1982)
trad.: Andreina Negretti

Come una gran dama, arrivò l’aprile.
Il poeta che scrisse sulla crudeltà dell’aprile forse aveva ragione, ma sta di fatto che quell’anno non c’era nessuna crudeltà in esso. Si annunciò con delicatezza, percorrendo le strade della città a occhi spalancati, con l’espressione ingenua di una fanciulla. E veniva voglia di prenderla fra le braccia, quell’adolescente che sembrava tanto sola e spaurita nel geometrico miscuglio di estranei, intimidita dalle strade edai palazzi, commovente con quella sua aria da signora materializzatasi dalla fredda pazzia di marzo.

Hitchcock sosteneva che meglio è delineato il personaggio del cattivo, migliore sarà il film. Ed McBain deve averla pensata come lui, perché in questo Chiamate Frederick 7-8024, il vero protagonista è l’inquietante e quasi superomistico personaggio del Sordo, sorta di genio del Male, nipotino del dottor Moriarty (Arthur Conan Doyle viene peraltro citato spesso nel romanzo), ma anche dei tanti personaggi disegnati da D. Westlake/R. Stark. Eh sì…perché come nei romanzi di Westlake, l’intera vicenda di questo romanzo si concentra sulla preparazione di un colpo, mentre i bravi ragazzi dell’87° distretto sono ridotti quasi al ruolo di comparse, sebbene l’autore non rinunci a incursioni nel loro privato con quella capacità ormai universalmente riconosciutagli di rappresentare con semplicità ed efficacia la vita degli sbirri metropolitani. Tutto inizia con la scoperta di un cadavere nudo, alla cui identità è difficile risalire. Sarà l’agente investigativo Steve Carella, dopo una paziente indagine, a dargli un nome e un’identità, scoprendo che l’omicidio è legato ad un progetto di rapina. Mal gliene incoglie… si troverà a un passo dalla morte.