sabato 24 dicembre 2011

Arrivano i duri!

 
Piombo e sangue
Dashiell Hammett
Titolo originale: The red harvest, 1929
1° ed. Italiana: Longanesi 1975
Ed. consultata: 1981 (BUR n°400)

“E’ questa maledettissima città. E’ giusto chiamarla Poisonville. Mi ha avvelenato …”

Primo romanzo di Dashiell Hammett, conosciuto anche come “Raccolto di sangue”, titolo peraltro più vicino all’originale.
“Piombo e sangue” è un classico del poliziesco d’azione all’americana ed è considerato il romanzo che dà avvio al filone del giallo realistico. In realtà di realistico nell’opera di Hammett c’è poco: il nostro scalza gli stereotipi del giallo classico per sostituirli con nuovi stereotipi.
All’investigatore aristocratico e compassato si sostituisce il duro dal grilletto e dal pugno facile, con la sigaretta eternamente penzolante dalla bocca e qualche bicchiere di troppo nello stomaco, mentre alla fanciulla indifesa ed un po’ allocca, sempre in attesa che l’eroe la salvi, si sostituisce la bionda, smaliziata e lievemente zoccola.
Tipi originali probabilmente nel ’29, ma destinati a consolidarsi come nuovi stereotipi di un genere che, malgrado i rinnovamenti stilistici, continua a guardare a Chandler e ad Hammett, come fonti d’ispirazione continua.
Protagonista della storia è un investigatore dell’Agenzia Continentale, il cui vero nome non viene rivelato: il fatto che il personaggio parli in prima persona lo esime peraltro dal farlo.
Ciccione anzichenò (pesa 194 libbre per 1,75 m), il personaggio di Continental OP era già apparso in precedenza in una decina di racconti e verrà riutilizzato da Hammett nel successivo The Dain Curse (tradotto in italiano come il bacio della violenza) ed è l’unico personaggio hammettiano, destinato a comparire in più di una novel.
Tornando a bomba al  romanzo in questione: l’operatore dell’Agenzia Continentale di Investigazione  viene chiamato dal proprietario del giornale locale Donald Willson a Personville, città avvelenata  dalla corruzione e dal malaffare, tanto da essere chiamata Poisonville.
 Il suo cliente non riesce però a parlargli perché viene assassinato prima di poterlo vedere.
Incuriosito, l’uomo della Continentale fa qualche domanda e scopre che Don era figlio del vecchio e ricco Elihu, l’uomo più potente della città, che ad un certo punto si è compromesso con una banda di criminali che hanno assunto il controllo della città.
Sospettando siano stati proprio loro ad uccidere il figlio, il vecchio dà mandato a OP di ripulire la città dalla criminalità.
L’agente lo farà usando tutti i mezzi leciti, ma soprattutto illeciti, a sua diposizione.
Da qui in poi la trama di Red harvest è quasi impossibile da raccontare  per il fitto intreccio ed il gran numero di personaggi.
In definitiva il romanzo ha molti difetti ed è a tratti poco credibile, ma i colpi di scena non mancano e nel complesso è molto divertente.

Non fare agli altri …
Ross Mac Donald
Titolo originale: The Wycherly woman (1961)
Ed. Italiana, 1962 (Giallo Mondadori n°693)

L’investigatore privato Lew Archer viene assunto dal ricco magnate del petrolio, Homer Wycherly, perché ritrovi la figlia Phoebe.
La ragazza, poco più che adolescente, è scomparsa da circa due mesi.
L’ultimo posto, in cui Phoebe è stata vista sono i “docks” di San Francisco, dove la giovane era andata per salutare il padre in partenza per una crociera.
Durante quel giorno era successo un episodio particolare: la madre di Phoebe, da poco separatasi da Homer, aveva fatto irruzione ubriaca, nella cabina dell’ex marito, poco prima che la nave salpasse e aveva insultato lui ed i parenti che erano accorsi al molo per salutarlo.
Solo l’intervento della figlia era riuscito a calmare la donna.
Archer si convince che la scomparsa della giovane abbia a che fare con il divorzio dei suoi genitori e con le misteriose ed anonime lettere, che lo hanno accelerato.
Si tratta di due oscure missive, recapitate mesi prima a casa del ricco milionario, in cui sua moglie veniva accusata di adulterio.
Chi ha scritto quelle lettere e dove è finita la madre di Phoebe, anch’essa irreperibile?
Archer si trova prima alle prese con la cerchia dei parenti della ragazza, poi a poco a poco scende nel mondo criminale, all’interno del quale la madre di Phoebe ha insospettabili contatti ed in cui sembra che anche la giovane sia rimasta invischiata.
Un mystery complesso, con personaggi reali e psicologicamente approfonditi.
Colpo di scena finale.


Senzanome fra le fiamme
Bill Pronzini
Titolo originale: Quarry (1992)
Ed. Italiana, 1993 (Giallo Mondadori n°2304)

Un anziano coltivatore californiano, Arlo Haas, ingaggia Senzanome perché da un po’ di tempo la figlia Grady ha comportamento molto strano e inquietante. La ragazza infatti è tornata a vivere nella fattoria del padre ed è ostinatamente chiusa in sé stessa.
Senzanome non ha molto su cui basare le proprie indagini, ma dopo aver incontrato un’amica della ragazza, scopre che Grady aveva avuto un rapporto con uomo, la cui identità è sconosciuta.
Un individuo violento e pericoloso.
Lo shock subito dalla ragazza non è però solo l’effetto di una relazione sfortunata, la donna è stata vittima di stress psicologici assai più gravi di una delusione d’amore.
A peggiorare la situazione la scoperta che il misterioso uomo è sulle tracce di Grady e Senzanome deve rintracciarlo prima che trovi la ragazza e faccia del male a lei ed alle persone che le sono vicine.
Una caccia all’uomo, ricca di suspense e tensione.
Un romanzo teso come una corda di violino.
Unico grosso neo di un thriller altrimenti perfetto è il personaggio di Senzanome, che rasenta l’insopportabilità.
L’anonimo personaggio di Pronzini è forse il detective più verboso e moralista di tutta la letteratura poliziesca: lasciando da parte le troppe spiegazioni storico-topografiche su San Francisco (in pratica ovunque Senzanome vada non rinuncia ad erudirci su qualche vallata, monumento o strada di Frisco, sciorinandoci aneddoti di storia americana), il nostro è autore di topiche insopportabili sul progresso e sulla modernità: “Io sono un retrogrado, il tipo che odia il progresso, diffida della tecnologia e non si sente mai a proprio agio nei luoghi dove non può vedere o toccare qualche frammento del passato. A me piaceva essere lì nella Salinas Valley, siccità o non siccità, mi faceva sentire bene (…)” e giù  così per una decina di righe sulla California rurale ed il suo fascino.
Senzanome si reca poi in una scuola  ed assiste a un litigio tra bambini, uno dice all’altro: Stupido stronzo, ti ucciderò! Roba da ragazzi?! Nemmeno per sogno, ecco Senzanome lanciarsi in un monologo sulla violenza verbale e gli altri mali della società moderna: “l’aggressività pubblica ed oscena è così diffusa che anche i ragazzini ne sono vittime. Ma non era l’unico cambiamento. Droghe, AIDS, avidità incorreggibile,violenza casuale, questi ed una dozzina di altri malesseri, che sobollivano sotto la superficie di questa e di migliaia di altre cittadine americane. San Bernardo non era fossilizzata nel passato; ne aveva solo l’apparenza. La sua metamorfosi …” e via con un altro pistolotto di mezza pagina, condito con riflessioni di sociologia urbana.
Senzanome riesce a fare di peggio solo quando racconta le barzellette, leggere quella dello schizofrenico che va in libreria o quella della donna manager che propone ad un playboy la posizione del missionario nella jungla, per credere!
Si tratta in realtà di un difetto strutturale, non è un difetto cioè, ma il carattere che Pronzini ha voluto dare al suo detective.
Se si resiste alle sue eiaculazioni verbali, tuttavia ci si trova davanti ad un romanzo coi fiocchi!

Troppo tardi!
Raymond Chandler
Titolo originale: The Little sister (1949)
Ed. consultata,  I Gialli d’azione Mondadori n°3 (1978)

Orfanay Quest è una giovane ed occhialuta fanciulla del Kansas, proveniente da una famiglia retriva e bigotta.
Quando il fratello, Orrin, emigrato a Los Angeles per lavoro, non dà più notizie di sé, la ragazza decide di recarsi nella città degli angeli per ritrovarlo.
L’apprensiva sorellina si rivolge all’investigatore privato Philip Marlowe, il quale ritiene che il caso sia fin troppo semplice: il ragazzo, cresciuto in una famiglia costrittiva e castrante, una volta a Los Angeles, si sarebbe imbattuto, secondo lui, in qualche audace signorina californiana e mentre madre e sorella si danno pena per lui se la spasserebbe in sua compagnia.
Il ritrovamento dei cadaveri del locatario e di uno dei coinquilini di Orrin gli faranno cambiare idea.
Il caso è reso poi ancor più complicato da una circostanza macabra e misteriosa: i due uomini sono stati entrambi uccisi con uno scalpello da ghiaccio, una tecnica usata da una gang di Cleveland, il cui capo potrebbe trovarsi sotto falso nome a Los Angeles.
Marlowe scopre che la causa del duplice omicidio è una foto apparentemente banale, scattata da Orrin in un locale pubblico della città e che ritrae un uomo ed una donna, che fanno colazione assieme.
Perché qualcuno pensa che valga la pena uccidere per impossessarsi di questa foto e perché la promettente attrice, Mavis Weld, è disposta a mettere a repentaglio la propria carriera per impadronirsene?
Cosa lega la giovane starlette hollywoodiana all’inquietante famiglia Quest?
Il romanzo, scritto tra il 1944 ed il ’49, è dal punto di vista formale uno dei migliori di Chandler: i dialoghi, l’ambientazione hollywoodiana ed i personaggi sono definiti con grande eleganza e stile, ma la trama, secondo la stessa definizione di Chandler, “scricchiola come una persiana rotta al vento di ottobre”.
Dal romanzo è stata ricavata, nel 1969, una non memorabile versione cinematografica (Marlowe di Paul Bogart, il cui titolo italiano è L’investigatore Marlowe).
Il film, anche a causa della maggiore concretezza del mezzo cinematografico rispetto a quello letterario, finisce per mettere ancora più in risalto le incongruenze della trama: appare, per esempio, ancor più fortuita e labile  l’intuizione, attraverso cui Marlowe scopre il legame di parentela fra Orfanay e l’attrice Mavis Weld o la scoperta del legame coniugale fra il dottor X e l’attrice Dolores Gonzales.
Non sono peraltro sicurissimo che alcune delle azioni del protagonista sullo schermo siano perfettamente chiare a chi non ha letto il romanzo.
Nonostante ciò il film ha alcuni innegabili meriti: il primo riguarda senza dubbio l’attore James Garner. Il caratterista americano valorizza l’aspetto ironico del personaggio di Marlowe, che in Bogart e Mitchum restava invece sottotraccia.
Alcune infedeltà al romanzo risultano poi decisamente felici: se il personaggio di Orfanay Quest risulta penalizzato per gran parte dello sviluppo della trama, l’idea di far incontrare direttamente Orfanay con Mavis Weld è decisamente buona.
La scena in cui le due donne si incontrano e si scontrano è la sequenza di maggiore tensione drammatica del film.
I sentimenti di invidia e di sofferente volontà di rivalsa di Orfanay verso la sorella danno senso alle azioni di quest’ultima, che Chandler riduce invece alla semplice cifra dell’avidità personale.

p.s. Il film riserva poi un delizioso cammeo al giovane Bruce Lee, che interpreta la parte di uno degli scagnozzi del Boss della Mala Steelgrave.


Dog, figlio di …
Mickey Spillane
Titolo originale: The erection set (1972)
Ed. Italiana, 1973 (Gialli Garzanti n°146)

Mi spiace aver iniziato la lettura di Mickey Spillane, autore considerato tra i mostri sacri dell’hard boiled, con questo romanzo.
Dog, figlio di… è infatti uno dei romanzi più brutti e noiosi, che mi sia capitato di leggere!
La domanda che viene spontanea, quando si finisce il libro è: “ma perché fare un romanzo di quasi 300 pagine, quando si hanno così poche idee?!?” Ciò che avrebbe potuto essere condensato (forse)in un buon racconto viene spalmato all’interno di questo lungo polpettone.
Protagonista di questa pallosissima novel  è Dogeron Kelly, alias Dog, eroe solitario e misterioso, figlio naturale di una ricca ed infelice donna di New York.
Cresciuto col nonno ed i cugini, maltrattato per la sua origine illegittima, Dog, una volta adulto, si arruola nei marines.
Finita la guerra (il II conflitto mondiale) non torna in America, ma si stabilisce in Europa, dove diviene un esponente di punta del crimine organizzato.
Alla morte del nonno, lascia la mala e rientra a New York, per avere la propria parte dell’eredità familiare, ma si trova ad affrontare tre problemi:
  1. i cugini non vogliono saperne di dividere l’eredità familiare con lui e si aggrappano ad una bizzarra clausola testamentaria, per escluderlo dalla divisione testamentaria;
  2. Il patrimonio aziendale, oggetto dell’eredità familiare, versa in cattivissime acque e sta per essere acquisito da un avido speculatore;
  3. La mala non è affatto disposta a lasciare che Dog esca dal giro e manda dei killer in America, per fargli la pelle.
Ovviamente Dog avrà la meglio sugli avidi parenti, sul rivale in affari e sui mafiosi.
Dog è un superuomo di dannunziana memoria: ogni sentimento di identificazione col protagonista del romanzo è per il lettore impossibile (a meno di non possedere un ego grande quanto una casa!). Gli elementi, attraverso cui Spillane  sottolinea la straordinarietà del proprio personaggio, sono fondamentalmente due: la sua brutalità nel liquidare i nemici e la sua potenza sessuale.
Quest’ultimo elemento torna più volte, talvolta espresso in forme grottesche e lievemente ridicole:
dopo aver fatto sesso con una prostituta, ad esempio, questa dice a Dog: “Mi è piaciuto. E’ stata una delle rare volte, in cui sarei stata disposta a pagare io il conto”.
Dog riesce persino nell’impresa di restituire la sensibilità sessuale ad una donna frigida, al punto che la signora, dopo l’atto sessuale, lo implorerà di far l’amore con lei nuovamente (il marito della donna si rivelerà peraltro riconoscente!!) .
Erotismo torbido e violenza non bastano tuttavia a tenere in piedi una trama, fatta di carta velina.


Seppellirò il mio morto
James Hadley Chase
Titolo originale: I’ll bury my dead, 1953
1° ed. Italiana Casini 1953
Ed. consultata I Classici del Giallo Mondadori n°404

“Lois lo fissò con occhi penetranti. –E’ successo qualcosa signor English?
Nick la guardò, le posò una mano sul fianco e le sorrise. – Hai mai conosciuto mio fratello Roy?
Lois scosse la testa con aria stupita.
-Non hai perso nulla. Si è sparato poco fa.
Lei trattenne il fiato di colpo.
-Oh, mi dispiace …
-Risparmiati il dispiacere- le rispose.- Non merita la tua simpatia e non vorrebbe la mia.
Questa faccenda potrebbe essere un guaio.
Fermati qui per un’ora. Se la stampa si impadronisce della cosa, cerca di tirare in lungo, dì che non sai dove sono.”

Nick English è un impresario di successo: ha iniziato dal nulla ed è divenuto uno degli uomini più potenti della città.
La forza economica però non gli basta: Nick vuole rimanere impresso nella memoria collettiva ed è deciso a dare il proprio nome ad un ospedale. Sa tuttavia che, sebbene la maggior parte del denaro per la costruzione dell’ospedale venga dalle sue tasche, molti notabili cittadini vedono come fumo negli occhi la possibilità che il nuovo Istituto di cura porti il nome di un rozzo arricchito e sono decisi a mettergli i bastoni tra le ruote.
Quando al telefono gli viene comunicato il suicidio del fratello più che il dolore prevale in lui la paura di uno scandalo!
Del resto a unirlo a suo fratello Roy era solo un vincolo di sangue: al contrario di Nick, Roy era un fannullone, senza amor proprio, cinico e disonesto.
Molti particolari però non convincono il protagonista circa il suicidio del congiunto: Roy non navigava affatto in cattive acque, come polizia e moglie credono: Nick aveva comprato al fratello un’agenzia investigativa molto ben avviata e neanche uno scansafatiche come Roy avrebbe potuto mandarla in malora in pochi mesi e poi non sarebbe stato da lui suicidarsi … figurarsi!
La scoperta di una cassetta di sicurezza, in cui il fratello nascondeva 20.000 $ e di un’attività ricattatoria da parte sua convincono Nick che il fratello era entrato in un giro pericoloso e che la sua morte è frutto di un omicidio.
Affiancato dalla sua segretaria e da un investigatore privato di Boston, Nick inizia una personale caccia all’uomo.
L’assassino di Roy è però un uomo spietato e lo stesso protagonista si trova invischiato in una pericolosa trappola, in cui rischia non soltanto di perdere la reputazione in uno scandalo ma di vedersi addossata la responsabilità di un duplice omicidio.
Giallo d’azione dal finale un po’ ingenuo. Non essenziale nella bibliografia di Hadley Chase, ma comunque gustoso.


sabato 10 dicembre 2011

La polizia s'incazza

Vedove
Ed Mc Bain
Titolo originale: Widows 1991
Ed. Italiana 1991 (Giallo Mondadori n°2319)

Era stata brutalmente pugnalata e ferita più volte di quante Carella potesse immaginare (…).
Da quel momento in poi su tutti i rapporti sarebbe stata definita come “di sesso femminile”.
Definizione generica. Nessuna sottile distinzione che le femministe potessero impugnare, nessuna discussione se dovesse essere una ragazza o una donna, niente stronzate del genere, una volta che si diventa vittima. Appena sei morta diventi “di sesso femminile”, punto.

Una giovane e bellissima ragazza, Susan Brauer, viene trovata assassinata in un lussuoso attico. Unici indizi: una scottante raccolta di lettere erotiche e ben trentadue pugnalate.
Pochi giorni dopo si consuma un nuovo omicidio: un uomo, l’avvocato Arthur Schumacher, viene ucciso col proprio cane in mezzo alla strada, freddato da diversi colpi di arma da fuoco.
I due omicidi non hanno apparentemente alcun legame: diversa la dinamica e diversa l’arma usata.
La scoperta nella casa della nuova vittima di un’altra collezione di lettere erotiche, scritte in modo simile e corrispondenti a quelle trovate nell’abitazione della Scott induce, tuttavia, i detective Steve Carella, Bert Kling ed Arthur Brown dell’87° distretto a mettere in connessione i due omicidi.
I bravi ragazzi dell’87° concentrano le proprie indagini sulle donne di Schumacher: l’ex moglie, le  due figlie, avute da lei, e la moglie attuale.
Un duplice assassinio, che sembra aver avuto come suo movente la gelosia.
C’è poi un altro crimine, che colpisce direttamente al cuore Steve Carella: l’assassinio di suo padre, un atto di feroce e insensata violenza, maturato durante una banale rapina, avvenuta nel panificio, gestito dall’uomo.
“Storie parallele che si intersecano. Storie di poliziotti ed assassini”. Mc Bain è naturalmente un maestro nel padroneggiare la materia, tirando le fila di un racconto corale e avvincente.
Ad essere sinceri c’è però una cosa che mi ha disturbato di questo 42° romanzo su Steve Carella e i suoi colleghi.
 La discussione tra i due poliziotti neri del 45° distretto è surreale: uno dice all’altro che Mandela, durante la sua visita negli Stati Uniti, ha incitato i neri americani all’odio razziale e di fronte alle perplessità dell’altro soggiunge: “Mandela si sveglia dopo ventisette anni di galera, viene qui come un sonnambulo e si mette a parlare come uno che non sa che tutto il mondo si è già scrollato di dosso il comunismo.
E ci viene a dire di unirci ai nostri fratelli neri del Sudafrica, da dove nessuno dei nostri fratelli è mai arrivato, tanto per cominciare.
Credeva di parlare con dei poveri negri scemi?!”.
Raggelante!! …Che Mc Bain abbia un futuro anche come autore di romanzi di fantapolitica?


Kiss
Ed Mc Bain
Titolo Originale: Kiss 1992
Ed. Italiana 1992 (Giallo Mondadori n°2342)

“It all begins with a …
Kiss …
But kisses wither
And die
Unless
The first
Caress
Is true (…)
L’ultima parola della canzone rimase sospesa nell’aria, scivolò via, svanì e al suo posto rimase un silenzio profondo quanto lo era stata la precedente quiete carica d’attesa.”

Scritto ad un anno di distanza da Vedove, Kiss è il 43° romanzo su Steve Carella e i suoi colleghi dell’87° distretto.
La formula è pressoché identica a quella del romanzo precedente, basata sull’intersezione di due diversi piani: inizia il processo al rapinatore, che ha assassinato il padre di Carella, il quale rivive la tragedia familiare, che lo ha colpito, attraverso lo snodarsi delle diverse fasi del processo.
All’eroe di Mc Bain non è però concesso di ripiegarsi su sé stesso, nella contemplazione del proprio dolore.
La giovane e facoltosa Emma Bowles, moglie del ricco agente di cambio Martin Bowles, si presenta all’87° distretto per denunciare un duplice tentato omicidio ai suoi danni: un uomo ha infatti tentato di gettarla sotto un treno della metropolitana e poi ha cercato di investirla.
Carella e Meyer vengono investiti del caso, che sembra prendere una piega inaspettata, quando viene trovato il cadavere di Roger Turner Tilly, l’ex autista della signora, identificato dalla stessa come autore della duplice aggressione.
L’arresto dell’assassino di Tilly sembra chiudere la vicenda, ma alcuni interrogativi rimangono aperti: che motivo aveva l’uomo per perseguitare la signora Bowles?
La morte dell’ex autista ha definitivamente liberato la donna dalla minaccia di essere uccisa o un nuovo predatore sta per inserirsi nell’intricata vicenda?
Un caso che Carella e Meyer seguono con ostinata determinazione, portando il lettore verso una soluzione finale, in grado di ribaltare le sue ipotesi e coglierlo di sorpresa.
Ancora una volta Mc Bain si dimostra un grande narratore.

   Ed Mc Bain (vero nome Salvatore Lombino) è nato a New York il 15 ottobre 1926.
Nella sua carriera letteraria ha usato diversi pseudonimi (Hunt Collins, Richard Marsten, Ezra Hannon e Curt Cannon), il successo arriva però, negli anni ’50, con la pubblicazione de’ Il Seme della Violenza, che lo scrittore newyorkese firma come Evan Hunter.
Dal libro viene tratto, nel 1955, anche un film, per la regia di Richard Brooks.
Si dedica al cinema in qualità di sceneggiatore, firmando tra l’altro, sempre come Hunter, la sceneggiatura de’ Gli Uccelli (1963), per la regia di Alfred Hitchcock, da un racconto di Daphne  Maurier.
Negli anni ’60 pubblica i primi romanzi dell’87° distretto, oggetto di numerose riduzioni cinematografiche e di una serie televisiva (che durò due anni, il 1961 ed il 1962).
E’ altresì il creatore letterario di Matthew Hope, avvocato di Calusa, Florida.

Le strade dell’innocenza
James Ellroy
Titolo originale: Blood on the moon (1984)
Ed. Italiana, 1997 (Giallo Mondadori n°2525)

Terzo romanzo di James Ellroy. Molto suggestivo, ma già contiene tutti i principali difetti del nostro: sovraffollamento di personaggi, psicologie scolpite a cazzo di cane, slang razzista ed omofobia, che in questo romanzo arriva  a livelli inusitati.
Teddy è un adolescente romantico e sognatore. E’ segretamente innamorato di Kathleen, sua compagna di scuola, con cui condivide la passione per la poesia.
La vita di Teddy subisce una brusca ed imprevista svolta, quando viene stuprato da due compagni di scuola (e ti credo!) .
Da quel momento il ragazzo matura una personalità psicopatica ed ossessiva.
Ossessionato dall’innocenza perduta si diletta ad uccidere giovani donne dall’aspetto esteriormente castigato, ma secondo lui, sensibili alla corruzione ed alla lascivia.
Il suo è un atto improntato ad un malinteso amore, un modo di redimerle, sottraendole alla degradazione della società, di cui sarebbero vittime.
Accanto a tale motivazione, Ellroy ne attribuisce al suo personaggio altre due (non si sa mai): Teddy scarica, attraverso l’omicidio, la sua frustrazione sessuale: la violenza subita ha fatto emergere un’omosessualità prepotente, ma inaccettabile, da parte di un uomo (nel frattempo Teddy è cresciuto) fanaticamente religioso.
Gli omicidi sono un macabro omaggio del ragazzo a Kathleen: il poeta uccide in coincidenza con l’anniversario del proprio stupro, inviando un omaggio floreale alla ragazza amata, dopo ogni omicidio.
Ad indagare sugli omicidi di Teddy, sempre diversi nella loro dinamica, è il sergente Lloyd Hopkins, un duro che più duro non si può.
Lloyd ha subito un trauma infantile ed è anch’egli come il suo alter ego criminale ossessionato dalla perdita dell’innocenza e dalla degradazione del mondo.
La scelta di fare il poliziotto è una conseguenza di questa ossessione, che lo porta a tentare di difendere e proteggere l’innocenza laddove ancora si trova, preservandola dalla corruzione generale.
Per mettere in guardia le figlie dalla minacciosa realtà circostante, non trova di meglio che raccontare loro i casi, che come poliziotto è costretto ad affrontare.
Alla figlia appena dodicenne racconta ad esempio la balorda storia dell’arresto di un ladro omosessuale, che rubava denaro e narcotici, in alcuni uffici medici, travestito da infermiera:

 Io tiro fuori il distintivo, urlo: “Polizia!” mi butto su Arthur - Arlene, che si mette a strillare “Maschilista!” e mi dà addosso.
Ma non è in grado di farmi del male, ed io sto per prendere le manette  quando ad Arthur – Arlene saltano fuori le tette finte. Io lo ammanetto e fermo un’autopattuglia di passaggio.
Arthur – Arlene si mette ad urlare: “la sorellanza è potente!” e “Gli sbirri sono dei violenti!” e a quel punto un gruppo di studenti dell’UCLA comincia ad urlarmi parolacce. Io riesco a malapena a salire sull’auto della polizia. Il primo tumulto transessuale di Los Angeles (ma dai!) .

Come reagisce la figlia a questi brillanti racconti, ce lo dice lo stesso Ellroy due righe più giù:
la figlia implora il padre di raccontarle un’altra storia:
ancora papà, ancora una prima di andare a letto.
Divertente o seria? – chiede Lloyd alla figlia-
Seria - rispose Penny- raccontami una storia lugubre, per soddisfare la mia curiosità morbosa!
Una figlia consumata!
Gli assurdi metodi educativi di Lloyd non sono però condivisi dalla moglie, che lo pianta in asso ed iscrive le proprie bambine ad una scuola, che pratica il metodo Montessori.
A dispetto di tali sventure familiari, Lloyd riuscirà a fermare Teddy, in un duello stile ok corrall.
Dal romanzo è stato tratto il film Indagine ad alto rischio, con James Wood protagonista.
Il film semplifica la trama del romanzo, ne elimina la prima parte e modifica sostanzialmente sia il plot che le psicologie dei personaggi: ad essere vittima della violenza sessuale, nel film, non è Teddy, ma Kathleen, cui Teddy dedica, non si sa bene il perché, i suoi omicidi, inviandole dei fiori dopo ogni assassinio.