sabato 24 dicembre 2011

Arrivano i duri!

 
Piombo e sangue
Dashiell Hammett
Titolo originale: The red harvest, 1929
1° ed. Italiana: Longanesi 1975
Ed. consultata: 1981 (BUR n°400)

“E’ questa maledettissima città. E’ giusto chiamarla Poisonville. Mi ha avvelenato …”

Primo romanzo di Dashiell Hammett, conosciuto anche come “Raccolto di sangue”, titolo peraltro più vicino all’originale.
“Piombo e sangue” è un classico del poliziesco d’azione all’americana ed è considerato il romanzo che dà avvio al filone del giallo realistico. In realtà di realistico nell’opera di Hammett c’è poco: il nostro scalza gli stereotipi del giallo classico per sostituirli con nuovi stereotipi.
All’investigatore aristocratico e compassato si sostituisce il duro dal grilletto e dal pugno facile, con la sigaretta eternamente penzolante dalla bocca e qualche bicchiere di troppo nello stomaco, mentre alla fanciulla indifesa ed un po’ allocca, sempre in attesa che l’eroe la salvi, si sostituisce la bionda, smaliziata e lievemente zoccola.
Tipi originali probabilmente nel ’29, ma destinati a consolidarsi come nuovi stereotipi di un genere che, malgrado i rinnovamenti stilistici, continua a guardare a Chandler e ad Hammett, come fonti d’ispirazione continua.
Protagonista della storia è un investigatore dell’Agenzia Continentale, il cui vero nome non viene rivelato: il fatto che il personaggio parli in prima persona lo esime peraltro dal farlo.
Ciccione anzichenò (pesa 194 libbre per 1,75 m), il personaggio di Continental OP era già apparso in precedenza in una decina di racconti e verrà riutilizzato da Hammett nel successivo The Dain Curse (tradotto in italiano come il bacio della violenza) ed è l’unico personaggio hammettiano, destinato a comparire in più di una novel.
Tornando a bomba al  romanzo in questione: l’operatore dell’Agenzia Continentale di Investigazione  viene chiamato dal proprietario del giornale locale Donald Willson a Personville, città avvelenata  dalla corruzione e dal malaffare, tanto da essere chiamata Poisonville.
 Il suo cliente non riesce però a parlargli perché viene assassinato prima di poterlo vedere.
Incuriosito, l’uomo della Continentale fa qualche domanda e scopre che Don era figlio del vecchio e ricco Elihu, l’uomo più potente della città, che ad un certo punto si è compromesso con una banda di criminali che hanno assunto il controllo della città.
Sospettando siano stati proprio loro ad uccidere il figlio, il vecchio dà mandato a OP di ripulire la città dalla criminalità.
L’agente lo farà usando tutti i mezzi leciti, ma soprattutto illeciti, a sua diposizione.
Da qui in poi la trama di Red harvest è quasi impossibile da raccontare  per il fitto intreccio ed il gran numero di personaggi.
In definitiva il romanzo ha molti difetti ed è a tratti poco credibile, ma i colpi di scena non mancano e nel complesso è molto divertente.

Non fare agli altri …
Ross Mac Donald
Titolo originale: The Wycherly woman (1961)
Ed. Italiana, 1962 (Giallo Mondadori n°693)

L’investigatore privato Lew Archer viene assunto dal ricco magnate del petrolio, Homer Wycherly, perché ritrovi la figlia Phoebe.
La ragazza, poco più che adolescente, è scomparsa da circa due mesi.
L’ultimo posto, in cui Phoebe è stata vista sono i “docks” di San Francisco, dove la giovane era andata per salutare il padre in partenza per una crociera.
Durante quel giorno era successo un episodio particolare: la madre di Phoebe, da poco separatasi da Homer, aveva fatto irruzione ubriaca, nella cabina dell’ex marito, poco prima che la nave salpasse e aveva insultato lui ed i parenti che erano accorsi al molo per salutarlo.
Solo l’intervento della figlia era riuscito a calmare la donna.
Archer si convince che la scomparsa della giovane abbia a che fare con il divorzio dei suoi genitori e con le misteriose ed anonime lettere, che lo hanno accelerato.
Si tratta di due oscure missive, recapitate mesi prima a casa del ricco milionario, in cui sua moglie veniva accusata di adulterio.
Chi ha scritto quelle lettere e dove è finita la madre di Phoebe, anch’essa irreperibile?
Archer si trova prima alle prese con la cerchia dei parenti della ragazza, poi a poco a poco scende nel mondo criminale, all’interno del quale la madre di Phoebe ha insospettabili contatti ed in cui sembra che anche la giovane sia rimasta invischiata.
Un mystery complesso, con personaggi reali e psicologicamente approfonditi.
Colpo di scena finale.


Senzanome fra le fiamme
Bill Pronzini
Titolo originale: Quarry (1992)
Ed. Italiana, 1993 (Giallo Mondadori n°2304)

Un anziano coltivatore californiano, Arlo Haas, ingaggia Senzanome perché da un po’ di tempo la figlia Grady ha comportamento molto strano e inquietante. La ragazza infatti è tornata a vivere nella fattoria del padre ed è ostinatamente chiusa in sé stessa.
Senzanome non ha molto su cui basare le proprie indagini, ma dopo aver incontrato un’amica della ragazza, scopre che Grady aveva avuto un rapporto con uomo, la cui identità è sconosciuta.
Un individuo violento e pericoloso.
Lo shock subito dalla ragazza non è però solo l’effetto di una relazione sfortunata, la donna è stata vittima di stress psicologici assai più gravi di una delusione d’amore.
A peggiorare la situazione la scoperta che il misterioso uomo è sulle tracce di Grady e Senzanome deve rintracciarlo prima che trovi la ragazza e faccia del male a lei ed alle persone che le sono vicine.
Una caccia all’uomo, ricca di suspense e tensione.
Un romanzo teso come una corda di violino.
Unico grosso neo di un thriller altrimenti perfetto è il personaggio di Senzanome, che rasenta l’insopportabilità.
L’anonimo personaggio di Pronzini è forse il detective più verboso e moralista di tutta la letteratura poliziesca: lasciando da parte le troppe spiegazioni storico-topografiche su San Francisco (in pratica ovunque Senzanome vada non rinuncia ad erudirci su qualche vallata, monumento o strada di Frisco, sciorinandoci aneddoti di storia americana), il nostro è autore di topiche insopportabili sul progresso e sulla modernità: “Io sono un retrogrado, il tipo che odia il progresso, diffida della tecnologia e non si sente mai a proprio agio nei luoghi dove non può vedere o toccare qualche frammento del passato. A me piaceva essere lì nella Salinas Valley, siccità o non siccità, mi faceva sentire bene (…)” e giù  così per una decina di righe sulla California rurale ed il suo fascino.
Senzanome si reca poi in una scuola  ed assiste a un litigio tra bambini, uno dice all’altro: Stupido stronzo, ti ucciderò! Roba da ragazzi?! Nemmeno per sogno, ecco Senzanome lanciarsi in un monologo sulla violenza verbale e gli altri mali della società moderna: “l’aggressività pubblica ed oscena è così diffusa che anche i ragazzini ne sono vittime. Ma non era l’unico cambiamento. Droghe, AIDS, avidità incorreggibile,violenza casuale, questi ed una dozzina di altri malesseri, che sobollivano sotto la superficie di questa e di migliaia di altre cittadine americane. San Bernardo non era fossilizzata nel passato; ne aveva solo l’apparenza. La sua metamorfosi …” e via con un altro pistolotto di mezza pagina, condito con riflessioni di sociologia urbana.
Senzanome riesce a fare di peggio solo quando racconta le barzellette, leggere quella dello schizofrenico che va in libreria o quella della donna manager che propone ad un playboy la posizione del missionario nella jungla, per credere!
Si tratta in realtà di un difetto strutturale, non è un difetto cioè, ma il carattere che Pronzini ha voluto dare al suo detective.
Se si resiste alle sue eiaculazioni verbali, tuttavia ci si trova davanti ad un romanzo coi fiocchi!

Troppo tardi!
Raymond Chandler
Titolo originale: The Little sister (1949)
Ed. consultata,  I Gialli d’azione Mondadori n°3 (1978)

Orfanay Quest è una giovane ed occhialuta fanciulla del Kansas, proveniente da una famiglia retriva e bigotta.
Quando il fratello, Orrin, emigrato a Los Angeles per lavoro, non dà più notizie di sé, la ragazza decide di recarsi nella città degli angeli per ritrovarlo.
L’apprensiva sorellina si rivolge all’investigatore privato Philip Marlowe, il quale ritiene che il caso sia fin troppo semplice: il ragazzo, cresciuto in una famiglia costrittiva e castrante, una volta a Los Angeles, si sarebbe imbattuto, secondo lui, in qualche audace signorina californiana e mentre madre e sorella si danno pena per lui se la spasserebbe in sua compagnia.
Il ritrovamento dei cadaveri del locatario e di uno dei coinquilini di Orrin gli faranno cambiare idea.
Il caso è reso poi ancor più complicato da una circostanza macabra e misteriosa: i due uomini sono stati entrambi uccisi con uno scalpello da ghiaccio, una tecnica usata da una gang di Cleveland, il cui capo potrebbe trovarsi sotto falso nome a Los Angeles.
Marlowe scopre che la causa del duplice omicidio è una foto apparentemente banale, scattata da Orrin in un locale pubblico della città e che ritrae un uomo ed una donna, che fanno colazione assieme.
Perché qualcuno pensa che valga la pena uccidere per impossessarsi di questa foto e perché la promettente attrice, Mavis Weld, è disposta a mettere a repentaglio la propria carriera per impadronirsene?
Cosa lega la giovane starlette hollywoodiana all’inquietante famiglia Quest?
Il romanzo, scritto tra il 1944 ed il ’49, è dal punto di vista formale uno dei migliori di Chandler: i dialoghi, l’ambientazione hollywoodiana ed i personaggi sono definiti con grande eleganza e stile, ma la trama, secondo la stessa definizione di Chandler, “scricchiola come una persiana rotta al vento di ottobre”.
Dal romanzo è stata ricavata, nel 1969, una non memorabile versione cinematografica (Marlowe di Paul Bogart, il cui titolo italiano è L’investigatore Marlowe).
Il film, anche a causa della maggiore concretezza del mezzo cinematografico rispetto a quello letterario, finisce per mettere ancora più in risalto le incongruenze della trama: appare, per esempio, ancor più fortuita e labile  l’intuizione, attraverso cui Marlowe scopre il legame di parentela fra Orfanay e l’attrice Mavis Weld o la scoperta del legame coniugale fra il dottor X e l’attrice Dolores Gonzales.
Non sono peraltro sicurissimo che alcune delle azioni del protagonista sullo schermo siano perfettamente chiare a chi non ha letto il romanzo.
Nonostante ciò il film ha alcuni innegabili meriti: il primo riguarda senza dubbio l’attore James Garner. Il caratterista americano valorizza l’aspetto ironico del personaggio di Marlowe, che in Bogart e Mitchum restava invece sottotraccia.
Alcune infedeltà al romanzo risultano poi decisamente felici: se il personaggio di Orfanay Quest risulta penalizzato per gran parte dello sviluppo della trama, l’idea di far incontrare direttamente Orfanay con Mavis Weld è decisamente buona.
La scena in cui le due donne si incontrano e si scontrano è la sequenza di maggiore tensione drammatica del film.
I sentimenti di invidia e di sofferente volontà di rivalsa di Orfanay verso la sorella danno senso alle azioni di quest’ultima, che Chandler riduce invece alla semplice cifra dell’avidità personale.

p.s. Il film riserva poi un delizioso cammeo al giovane Bruce Lee, che interpreta la parte di uno degli scagnozzi del Boss della Mala Steelgrave.


Dog, figlio di …
Mickey Spillane
Titolo originale: The erection set (1972)
Ed. Italiana, 1973 (Gialli Garzanti n°146)

Mi spiace aver iniziato la lettura di Mickey Spillane, autore considerato tra i mostri sacri dell’hard boiled, con questo romanzo.
Dog, figlio di… è infatti uno dei romanzi più brutti e noiosi, che mi sia capitato di leggere!
La domanda che viene spontanea, quando si finisce il libro è: “ma perché fare un romanzo di quasi 300 pagine, quando si hanno così poche idee?!?” Ciò che avrebbe potuto essere condensato (forse)in un buon racconto viene spalmato all’interno di questo lungo polpettone.
Protagonista di questa pallosissima novel  è Dogeron Kelly, alias Dog, eroe solitario e misterioso, figlio naturale di una ricca ed infelice donna di New York.
Cresciuto col nonno ed i cugini, maltrattato per la sua origine illegittima, Dog, una volta adulto, si arruola nei marines.
Finita la guerra (il II conflitto mondiale) non torna in America, ma si stabilisce in Europa, dove diviene un esponente di punta del crimine organizzato.
Alla morte del nonno, lascia la mala e rientra a New York, per avere la propria parte dell’eredità familiare, ma si trova ad affrontare tre problemi:
  1. i cugini non vogliono saperne di dividere l’eredità familiare con lui e si aggrappano ad una bizzarra clausola testamentaria, per escluderlo dalla divisione testamentaria;
  2. Il patrimonio aziendale, oggetto dell’eredità familiare, versa in cattivissime acque e sta per essere acquisito da un avido speculatore;
  3. La mala non è affatto disposta a lasciare che Dog esca dal giro e manda dei killer in America, per fargli la pelle.
Ovviamente Dog avrà la meglio sugli avidi parenti, sul rivale in affari e sui mafiosi.
Dog è un superuomo di dannunziana memoria: ogni sentimento di identificazione col protagonista del romanzo è per il lettore impossibile (a meno di non possedere un ego grande quanto una casa!). Gli elementi, attraverso cui Spillane  sottolinea la straordinarietà del proprio personaggio, sono fondamentalmente due: la sua brutalità nel liquidare i nemici e la sua potenza sessuale.
Quest’ultimo elemento torna più volte, talvolta espresso in forme grottesche e lievemente ridicole:
dopo aver fatto sesso con una prostituta, ad esempio, questa dice a Dog: “Mi è piaciuto. E’ stata una delle rare volte, in cui sarei stata disposta a pagare io il conto”.
Dog riesce persino nell’impresa di restituire la sensibilità sessuale ad una donna frigida, al punto che la signora, dopo l’atto sessuale, lo implorerà di far l’amore con lei nuovamente (il marito della donna si rivelerà peraltro riconoscente!!) .
Erotismo torbido e violenza non bastano tuttavia a tenere in piedi una trama, fatta di carta velina.


Seppellirò il mio morto
James Hadley Chase
Titolo originale: I’ll bury my dead, 1953
1° ed. Italiana Casini 1953
Ed. consultata I Classici del Giallo Mondadori n°404

“Lois lo fissò con occhi penetranti. –E’ successo qualcosa signor English?
Nick la guardò, le posò una mano sul fianco e le sorrise. – Hai mai conosciuto mio fratello Roy?
Lois scosse la testa con aria stupita.
-Non hai perso nulla. Si è sparato poco fa.
Lei trattenne il fiato di colpo.
-Oh, mi dispiace …
-Risparmiati il dispiacere- le rispose.- Non merita la tua simpatia e non vorrebbe la mia.
Questa faccenda potrebbe essere un guaio.
Fermati qui per un’ora. Se la stampa si impadronisce della cosa, cerca di tirare in lungo, dì che non sai dove sono.”

Nick English è un impresario di successo: ha iniziato dal nulla ed è divenuto uno degli uomini più potenti della città.
La forza economica però non gli basta: Nick vuole rimanere impresso nella memoria collettiva ed è deciso a dare il proprio nome ad un ospedale. Sa tuttavia che, sebbene la maggior parte del denaro per la costruzione dell’ospedale venga dalle sue tasche, molti notabili cittadini vedono come fumo negli occhi la possibilità che il nuovo Istituto di cura porti il nome di un rozzo arricchito e sono decisi a mettergli i bastoni tra le ruote.
Quando al telefono gli viene comunicato il suicidio del fratello più che il dolore prevale in lui la paura di uno scandalo!
Del resto a unirlo a suo fratello Roy era solo un vincolo di sangue: al contrario di Nick, Roy era un fannullone, senza amor proprio, cinico e disonesto.
Molti particolari però non convincono il protagonista circa il suicidio del congiunto: Roy non navigava affatto in cattive acque, come polizia e moglie credono: Nick aveva comprato al fratello un’agenzia investigativa molto ben avviata e neanche uno scansafatiche come Roy avrebbe potuto mandarla in malora in pochi mesi e poi non sarebbe stato da lui suicidarsi … figurarsi!
La scoperta di una cassetta di sicurezza, in cui il fratello nascondeva 20.000 $ e di un’attività ricattatoria da parte sua convincono Nick che il fratello era entrato in un giro pericoloso e che la sua morte è frutto di un omicidio.
Affiancato dalla sua segretaria e da un investigatore privato di Boston, Nick inizia una personale caccia all’uomo.
L’assassino di Roy è però un uomo spietato e lo stesso protagonista si trova invischiato in una pericolosa trappola, in cui rischia non soltanto di perdere la reputazione in uno scandalo ma di vedersi addossata la responsabilità di un duplice omicidio.
Giallo d’azione dal finale un po’ ingenuo. Non essenziale nella bibliografia di Hadley Chase, ma comunque gustoso.


Nessun commento:

Posta un commento