domenica 18 marzo 2012

Made in Italy


Spazio al Giallo di casa nostra con quattro maestri del mistery  nostrano.

A che punto è la notte?
Fruttero & Lucentini
Rizzoli 1985
Che cos’è veramente Dio? Si chiese Santamaria senza falsa modestia.
Da un punto di vista professionale, una sola analogia sembrava adattarsi abbastanza bene al difficile caso.
Remoto enigmatico, inaccessibile, il Grande Mafioso non era mai stato visto a volto scoperto; ma il suo immenso potere si manifestava fulmineamente dovunque, e tutti erano consapevoli di non poter muovere un passo, fare un gesto, senza che Egli lo venisse subito a sapere: Anche altri attributi corrispondevano: la smisurata ferocia, le dure lezioni impartite a nemici e traditori, temperate tuttavia da tenerissime indulgenze, da subitanei, quasi capricciosi slanci di generosità nei confronti di vedove, anime semplici, bambini.
Si dava per certa l’esistenza di un Suo occulto piano, così sottile, meticoloso e complesso che nessuno pensava di poterne seriamente indagare il fine ultimo. Ma molti affermavano di averne scoperto certe parziali fasi, certi nessi e dettagli, certi moventi limitati, e altri - millantatori , profittatori, esaltati, pazzi- tentavano continuamente di inserirsi nel "giro" proclamandosi esecutori diretti della Sua vera volontà; mentre alcuni bene informati  facevano correre ambigue voci circa la Sua triste, solitaria vecchiaia, la Sua inarrestabile emarginazione, addirittura la Sua morte.

Torino, inizio degli anni’80, durante una cerimonia religiosa, che sembra più simile ad uno spettacolo teatrale, l’eccentrico parroco Don Pezza viene ucciso con una piccola carica di esplosivo, piazzata all’interno di un cero.
Un omicidio singolare che coinvolge personaggi ancor più singolari, come gli abituali frequentatori della parrocchia di Santa Liberata, teatro dell’incredibile delitto.
Durante la difficile indagine, il commissario Santamaria si trova a dover fare i conti con una serie di ipotesi bizzarre: quella di un omicidio di stampo mafioso, maturato all’interno degli ambienti dei siciliani, residenti nella zona della cosiddetta fascia, o quella di un delitto che ha a che fare con un’eresia millenaria, ma di cui la Curia torinese sembra ancora aver paura, o quella infine di una mega truffa ai danni della FIAT, l’azienda automobilistica italiana per eccellenza, e culminata in tragedia.
Fruttero e Lucentini danno vita ad un meraviglioso carosello di figure: l’ing. Vicini, frustrato quadro della Fiat, che consapevole della propria mediocrità simula perversioni che non ha (un cripto normale); Don Pezza, parroco progressista, convertitosi all’anticonciliarismo; gli inconcludenti intellettuali,che orbitano attorno ad una non identificata casa editrice di Torino (l’Einaudi?); Graziano, play boy con la passione per le auto e la musica leggera e che di lavoro fa il contabile della Mafia….
Un romanzo gradevole e ben scritto, in cui la cura per i personaggi e lo stile letterario valgono l’80% della lettura.



Hotel Mozart
Renato Olivieri
Italia 1990 (Oscar Mondadori n°)

Nona inchiesta del Commissario Giulio Ambrosio, che per l’occasione lascia, ma solo per qualche capitolo, la sua nebbiosa Milano, per la non meno uggiosa Vienna.
 Stavolta il nostro commissario si trova a dover affrontare un caso di duplice omicidio.
Tutto inizia in una piovosa mattinata autunnale, quando un piccolo imprenditore milanese viene trovato morto in una Mercedes grigia, parcheggiata in via Leoncavallo.
L’uomo è stato colpito al collo ed al torace con una calibro 38 a distanza così ravvicinata che non ci sono dubbi sul fatto che la vittima conoscesse il suo assassino.
Spartaco Proserpio, questo è il nome dell’uomo, è però solo il primo dei due cadaveri, sul quale Ambrosio si imbatte: pochi giorni dopo il ragionier Valle, braccio destro dell’imprenditore, si suicida, gettandosi dal balcone, prima che il commissario possa interrogarlo.
Suicidio o omicidio?
E poi c’è un terzo cadavere, quello di Vittorio Orsini, uno strano avventuriero col vizio del gioco, appassionato di cultura mitteleuropea.
Il cadavere di Orsini era stato trovato mesi prima su una panchina, senza documenti, morto per cause apparentemente naturali.
Era stata la moglie Clara, ex fotomodella, a riconoscerlo.
Sulla sua morte sembravano non esservi dubbi: era stato il fegato a tradirlo.
Ambrosio si convince tuttavia che ci sia un legame tra le tre morti: prima di essere trovato cadavere infatti Orsini e la sua famiglia erano stati minacciati da Proserpio e Valle, per una questione di denaro.
Ovviamente il commissario milanese risolve l’intrigo.
Peccato che non segua nessun filo logico apparente, ma solo l’intuito.
L’atmosfera di Milano prima e Vienna poi, la capacità di Olivieri di scavare a fondo nella psiche dei suoi personaggi, lo stile narrativo impeccabile non possono riscattare un romanzo, costruito su poche idee.


Venere Privata
Giorgio Scerbanenco
Gialli Garzanti n°100, 1976

Ogni volta che si trova uno sfruttatore bisogna schiacciarlo.
 Ma che vuoi schiacciare, tenerezza mia, più ne schiacci e più ce ne sono.
E va bene, ma forse bisogna schiacciarli lo stesso.

Duca  Lamberti, medico radiato dall’albo per avere aiutato una paziente in stato terminale a morire, viene contattato, attraverso la mediazione di un amico del padre il commissario di Polizia Carrua, da un facoltoso uomo d’affari milanese, affinché disintossichi il figlio venticinquenne, affetto da alcolismo.
Nonostante la propria riluttanza, Duca, costretto dalla sua difficile situazione economica, accetta l’incarico.
Presto si rende tuttavia conto che il problema di Davide, il ragazzo affidato alle sue cure, è molto più complesso di quanto non sembri: l’alcolismo in cui è piombato il giovane è frutto infatti del profondo senso di colpa da lui maturato, per non aver aiutato una prostituta, che lo aveva implorato un anno prima, durante un occasionale incontro in strada, di portarla via, lontano da Milano.
La donna, respinta da Davide, che ne aveva giudicato paranoico il comportamento, era poi stata trovata morta il giorno dopo.
Duca comprende che l’unico modo per scardinare il complesso di colpa di Davide è mettere le mani sui colpevoli dell’omicidio della giovane prostituta.
A fare ciò l’ex medico è peraltro spinto anche dal suo senso di giustizia e dal suo personalissimo codice etico, che gli impone di agire anche al di fuori dei confini dettati dalla legge.
Venere Privata è il romanzo che ha fatto entrare Scerbanenco, già autore di alcuni romanzi rosa, nel ristrettissimo numero dei grandi autori polizieschi italiani.
Dotato di una prosa gradevole e lineare, ma aderente al parlato e con non poche incursioni nel dialetto milanese, Scerbanenco costruisce un romanzo ricco di spunti e di riferimenti all’attualità.
La cosa che lascia quanto meno sorpresi è, tuttavia, l’estrema omofobia dell’autore, pronto invece a sospendere (giustamente) il proprio giudizio morale su eutanasia e prostituzione volontaria.
Il disprezzo dello scrittore di origini russe verso i gay si esprime attraverso una serie di  espressioni, degne di James Ellroy, quali invertito, schifoso pederasta o anomalo: la stessa descrizione dell’omosessuale, rappresentato come un uomo anonimo, quasi senza volto, ha qualcosa di ideologico:
Uscendo dal bagno sentì il giovane bestemmiare, dal modo, in cui pronunciò la volgarissima bestemmia, capì subito, senza dubbi, che cos’era: un invertito, un vero squallido terzo sesso, adesso tutto l’incolore della sua persona fisica si spiegava, doveva essere l’incolore mostruoso dei mutanti descritti nei romanzi di fantascienza, a metà strada esatta della mutazione, quando hanno ancora solo l’involucro umano, ma mente e sistema nervoso appartengono già all’orrenda nuova specie.
Che questa descrizione non sia solo espressione del punto di vista di un personaggio, ma sia rappresentativa delle idee dell’autore è deducibile dal fatto che essa non è isolata e che descrizioni simili, sebbene meno ridondanti, ricorrano anche in altre parti del romanzo.