Nick Carter: Chiamatelo Papà
Nick Carter
Titolo Originale: Peking dossier, 1973
Segretissimo n°563, 1974
Lei tirò un sospirò, poi mi chiese: hai mai sentito parlare di processo clonico?
-Mmm …Biologia …genetica. Qualcosa di simile, credo.
-Beh, ci sei vicino. E’ un nuovo metodo di riproduzione.
- Che cosa c’è che non andava nel vecchio metodo?
Nick Carter è un agente segreto americano, duro e maschilista. Per farvi capire: torce il polso ad una collega, costringendola a mostrargli la piastrina identificativa, non perché dubiti realmente della sua identità, ma solo per farle vedere chi comanda.
Ovviamente la donna si innamorerà perdutamente di lui (valla a capire!)
Come ogni buon agente segreto americano, Nick deve difendere il proprio Paese dagli attacchi criminosi di potenti, quanto occulte organizzazioni terroristiche internazionali.
Organizzazioni come il Kan, una struttura supersegreta, che ha fra i propri scopi l’abbattimento del Capitalismo mondiale, l’instaurazione del Comunismo su scala internazionale e nei ritagli di tempo si occupa di spaccio di droga (giusto per non farsi mancare nulla).
Personaggio di primo piano del Kan è La Tsen , un killer cinese, che per meglio portare a termine i propri piani terroristici si fa clonare.
Nick con l’aiuto della collega Tara Bennet riuscirà ovviamente a sventarne i piani.
Non so esattamente che effetto abbia fatto questa storia di cloni ai lettori del 1973.
Oggi la trama del romanzo non può non apparire ingenua, oltre che già sperimentata in mille altri varianti.
Numerose poi le incongruenze in questo fumettone, comunque leggibile ed a tratti avvincente: Nick e Tara si incontrano in un bar di New York e si scambiano alcune parole in codice, ma dopo pochi minuti cominciano a parlare apertamente di segreti di Stato di fronte al barista che li serve al bancone; un killer del Kan estrae una pistola da un pacchetto di sigarette (ora due sono le cose: o è molto grosso il pacchetto o molto, ma mooolto piccola la pistola); Nick riesce a far confessare a Tara notizie riservate, su cui lo Stato le aveva imposto il segreto, minacciandola di non far l’amore con lei (ritengo che ogni commento in proposito sia superfluo!)
Come nei peggiori film di genere poi, il protagonista uccide i nemici con freddezza e rapidità, mentre quando cade nelle mani degli agenti del Kan (cosa che nel romanzo si ripete una mezza dozzina di volte) questi si trastullano, confessandogli perlopiù dettagli sui piani criminosi della loro organizzazione e dandogli il tempo di individuare possibili vie di fuga.
Curiosa la vicenda editoriale del protagonista del romanzo: nato come personaggio poliziesco all’inizio del ‘900 dalla penna di Nicholas Carter, è stato poi utilizzato come protagonista di romanzi di spionaggio da un team di scrittori, che si alternavano fra loro, celandosi dietro lo pseudonimo di Nick Carter e raccontando le vicende in prima persona.
La novel in questione è il primo romanzo scritto da una delle poche donne del team: Linda Stewart.
Il fattore Delta
Mickey Spillane
Titolo Originale: The Delta factor, 1967
Garzanti, 1991
Pazzi, pensavo, pazzi da legare. Per un sacco di tempo mi hanno considerato un ricercato, e adesso me ne vado tranquillo e beato,sperando di non essere riconosciuto e fatto fuori da qualche poliziotto troppo scrupoloso, ignaro dell’accordo intercorso. E per giunta si fidavano di me…
Il vecchio Morgan il Razziatore dall’altro lato della barricata
Stati Uniti anni ’60, Morgan detto il razziatore è un reduce della II guerra mondiale, specializzatosi durante il conflitto bellico in missioni apparentemente impossibili.
La vita non è stata tenera con lui, segnato dall’esperienza della guerra e ancora memore dei compagni perduti, viene accusato dopo il suo ritorno in patria di un crimine mai commesso e costretto a diventare un super latitante.
Catturato dalla Polizia, gli viene garantita l’impunità in cambio della sua collaborazione ad una missione ad altissimo rischio: liberare un uomo, importante per la sicurezza degli Stati Uniti, segregato in un inaccessibile fortino di un’isola caraibica, il cui governo è solo apparentemente amico dell’America ma ha in realtà segreti contatti con i comunisti.
Nella sua impresa, Morgan sarà assistito da un’affascinante agente FBI, che ovviamente, dopo essere stata minacciata di violenza sessuale dal protagonista una mezza dozzina di volte, finirà per innamorarsi di lui.
Il romanzo è un tipico prodotto di Spillane: un mix indigesto di sciatteria narrativa, maschilismo e situazioni improbabili, cui si aggiunge almeno in quest’occasione una robusta dose di falsità ideologica.
L’edizione Garzanti degli anni ’90, sottolinea in quarta copertina come l’esordio del romanzo anticipi in maniera impressionante quello del film cult di John Carpenter “Fuga da New York”.
Non si tratta solo di una trovata pubblicitaria: la somiglianza è in effetti evidente, sebbene non si possa far a meno di notare che mentre Jena (Snake) Pliskin, personaggio principale dell’immaginifico film di Carpenter, è un affascinate e nichilista antieroe, il personaggio di Spillane è solo una piatta ed ormai logora riproposizione del “Vendicatore”, un Mike Hammer all’ennesima potenza.
Solo apparentemente disincantato, nasconde un robusto conformismo, fatto di sciovinismo e retorica patriottarda.
Ah, dimenticavo il titolo The Delta Factor (correttamente tradotto in italiano in Fattore Delta) è una raffinata (?) metafora che allude al pube femminile della coprotagonista: un titolo un programma.
Romanzo trash solo per stomaci forti!!