sabato 10 dicembre 2011

La polizia s'incazza

Vedove
Ed Mc Bain
Titolo originale: Widows 1991
Ed. Italiana 1991 (Giallo Mondadori n°2319)

Era stata brutalmente pugnalata e ferita più volte di quante Carella potesse immaginare (…).
Da quel momento in poi su tutti i rapporti sarebbe stata definita come “di sesso femminile”.
Definizione generica. Nessuna sottile distinzione che le femministe potessero impugnare, nessuna discussione se dovesse essere una ragazza o una donna, niente stronzate del genere, una volta che si diventa vittima. Appena sei morta diventi “di sesso femminile”, punto.

Una giovane e bellissima ragazza, Susan Brauer, viene trovata assassinata in un lussuoso attico. Unici indizi: una scottante raccolta di lettere erotiche e ben trentadue pugnalate.
Pochi giorni dopo si consuma un nuovo omicidio: un uomo, l’avvocato Arthur Schumacher, viene ucciso col proprio cane in mezzo alla strada, freddato da diversi colpi di arma da fuoco.
I due omicidi non hanno apparentemente alcun legame: diversa la dinamica e diversa l’arma usata.
La scoperta nella casa della nuova vittima di un’altra collezione di lettere erotiche, scritte in modo simile e corrispondenti a quelle trovate nell’abitazione della Scott induce, tuttavia, i detective Steve Carella, Bert Kling ed Arthur Brown dell’87° distretto a mettere in connessione i due omicidi.
I bravi ragazzi dell’87° concentrano le proprie indagini sulle donne di Schumacher: l’ex moglie, le  due figlie, avute da lei, e la moglie attuale.
Un duplice assassinio, che sembra aver avuto come suo movente la gelosia.
C’è poi un altro crimine, che colpisce direttamente al cuore Steve Carella: l’assassinio di suo padre, un atto di feroce e insensata violenza, maturato durante una banale rapina, avvenuta nel panificio, gestito dall’uomo.
“Storie parallele che si intersecano. Storie di poliziotti ed assassini”. Mc Bain è naturalmente un maestro nel padroneggiare la materia, tirando le fila di un racconto corale e avvincente.
Ad essere sinceri c’è però una cosa che mi ha disturbato di questo 42° romanzo su Steve Carella e i suoi colleghi.
 La discussione tra i due poliziotti neri del 45° distretto è surreale: uno dice all’altro che Mandela, durante la sua visita negli Stati Uniti, ha incitato i neri americani all’odio razziale e di fronte alle perplessità dell’altro soggiunge: “Mandela si sveglia dopo ventisette anni di galera, viene qui come un sonnambulo e si mette a parlare come uno che non sa che tutto il mondo si è già scrollato di dosso il comunismo.
E ci viene a dire di unirci ai nostri fratelli neri del Sudafrica, da dove nessuno dei nostri fratelli è mai arrivato, tanto per cominciare.
Credeva di parlare con dei poveri negri scemi?!”.
Raggelante!! …Che Mc Bain abbia un futuro anche come autore di romanzi di fantapolitica?


Kiss
Ed Mc Bain
Titolo Originale: Kiss 1992
Ed. Italiana 1992 (Giallo Mondadori n°2342)

“It all begins with a …
Kiss …
But kisses wither
And die
Unless
The first
Caress
Is true (…)
L’ultima parola della canzone rimase sospesa nell’aria, scivolò via, svanì e al suo posto rimase un silenzio profondo quanto lo era stata la precedente quiete carica d’attesa.”

Scritto ad un anno di distanza da Vedove, Kiss è il 43° romanzo su Steve Carella e i suoi colleghi dell’87° distretto.
La formula è pressoché identica a quella del romanzo precedente, basata sull’intersezione di due diversi piani: inizia il processo al rapinatore, che ha assassinato il padre di Carella, il quale rivive la tragedia familiare, che lo ha colpito, attraverso lo snodarsi delle diverse fasi del processo.
All’eroe di Mc Bain non è però concesso di ripiegarsi su sé stesso, nella contemplazione del proprio dolore.
La giovane e facoltosa Emma Bowles, moglie del ricco agente di cambio Martin Bowles, si presenta all’87° distretto per denunciare un duplice tentato omicidio ai suoi danni: un uomo ha infatti tentato di gettarla sotto un treno della metropolitana e poi ha cercato di investirla.
Carella e Meyer vengono investiti del caso, che sembra prendere una piega inaspettata, quando viene trovato il cadavere di Roger Turner Tilly, l’ex autista della signora, identificato dalla stessa come autore della duplice aggressione.
L’arresto dell’assassino di Tilly sembra chiudere la vicenda, ma alcuni interrogativi rimangono aperti: che motivo aveva l’uomo per perseguitare la signora Bowles?
La morte dell’ex autista ha definitivamente liberato la donna dalla minaccia di essere uccisa o un nuovo predatore sta per inserirsi nell’intricata vicenda?
Un caso che Carella e Meyer seguono con ostinata determinazione, portando il lettore verso una soluzione finale, in grado di ribaltare le sue ipotesi e coglierlo di sorpresa.
Ancora una volta Mc Bain si dimostra un grande narratore.

   Ed Mc Bain (vero nome Salvatore Lombino) è nato a New York il 15 ottobre 1926.
Nella sua carriera letteraria ha usato diversi pseudonimi (Hunt Collins, Richard Marsten, Ezra Hannon e Curt Cannon), il successo arriva però, negli anni ’50, con la pubblicazione de’ Il Seme della Violenza, che lo scrittore newyorkese firma come Evan Hunter.
Dal libro viene tratto, nel 1955, anche un film, per la regia di Richard Brooks.
Si dedica al cinema in qualità di sceneggiatore, firmando tra l’altro, sempre come Hunter, la sceneggiatura de’ Gli Uccelli (1963), per la regia di Alfred Hitchcock, da un racconto di Daphne  Maurier.
Negli anni ’60 pubblica i primi romanzi dell’87° distretto, oggetto di numerose riduzioni cinematografiche e di una serie televisiva (che durò due anni, il 1961 ed il 1962).
E’ altresì il creatore letterario di Matthew Hope, avvocato di Calusa, Florida.

Le strade dell’innocenza
James Ellroy
Titolo originale: Blood on the moon (1984)
Ed. Italiana, 1997 (Giallo Mondadori n°2525)

Terzo romanzo di James Ellroy. Molto suggestivo, ma già contiene tutti i principali difetti del nostro: sovraffollamento di personaggi, psicologie scolpite a cazzo di cane, slang razzista ed omofobia, che in questo romanzo arriva  a livelli inusitati.
Teddy è un adolescente romantico e sognatore. E’ segretamente innamorato di Kathleen, sua compagna di scuola, con cui condivide la passione per la poesia.
La vita di Teddy subisce una brusca ed imprevista svolta, quando viene stuprato da due compagni di scuola (e ti credo!) .
Da quel momento il ragazzo matura una personalità psicopatica ed ossessiva.
Ossessionato dall’innocenza perduta si diletta ad uccidere giovani donne dall’aspetto esteriormente castigato, ma secondo lui, sensibili alla corruzione ed alla lascivia.
Il suo è un atto improntato ad un malinteso amore, un modo di redimerle, sottraendole alla degradazione della società, di cui sarebbero vittime.
Accanto a tale motivazione, Ellroy ne attribuisce al suo personaggio altre due (non si sa mai): Teddy scarica, attraverso l’omicidio, la sua frustrazione sessuale: la violenza subita ha fatto emergere un’omosessualità prepotente, ma inaccettabile, da parte di un uomo (nel frattempo Teddy è cresciuto) fanaticamente religioso.
Gli omicidi sono un macabro omaggio del ragazzo a Kathleen: il poeta uccide in coincidenza con l’anniversario del proprio stupro, inviando un omaggio floreale alla ragazza amata, dopo ogni omicidio.
Ad indagare sugli omicidi di Teddy, sempre diversi nella loro dinamica, è il sergente Lloyd Hopkins, un duro che più duro non si può.
Lloyd ha subito un trauma infantile ed è anch’egli come il suo alter ego criminale ossessionato dalla perdita dell’innocenza e dalla degradazione del mondo.
La scelta di fare il poliziotto è una conseguenza di questa ossessione, che lo porta a tentare di difendere e proteggere l’innocenza laddove ancora si trova, preservandola dalla corruzione generale.
Per mettere in guardia le figlie dalla minacciosa realtà circostante, non trova di meglio che raccontare loro i casi, che come poliziotto è costretto ad affrontare.
Alla figlia appena dodicenne racconta ad esempio la balorda storia dell’arresto di un ladro omosessuale, che rubava denaro e narcotici, in alcuni uffici medici, travestito da infermiera:

 Io tiro fuori il distintivo, urlo: “Polizia!” mi butto su Arthur - Arlene, che si mette a strillare “Maschilista!” e mi dà addosso.
Ma non è in grado di farmi del male, ed io sto per prendere le manette  quando ad Arthur – Arlene saltano fuori le tette finte. Io lo ammanetto e fermo un’autopattuglia di passaggio.
Arthur – Arlene si mette ad urlare: “la sorellanza è potente!” e “Gli sbirri sono dei violenti!” e a quel punto un gruppo di studenti dell’UCLA comincia ad urlarmi parolacce. Io riesco a malapena a salire sull’auto della polizia. Il primo tumulto transessuale di Los Angeles (ma dai!) .

Come reagisce la figlia a questi brillanti racconti, ce lo dice lo stesso Ellroy due righe più giù:
la figlia implora il padre di raccontarle un’altra storia:
ancora papà, ancora una prima di andare a letto.
Divertente o seria? – chiede Lloyd alla figlia-
Seria - rispose Penny- raccontami una storia lugubre, per soddisfare la mia curiosità morbosa!
Una figlia consumata!
Gli assurdi metodi educativi di Lloyd non sono però condivisi dalla moglie, che lo pianta in asso ed iscrive le proprie bambine ad una scuola, che pratica il metodo Montessori.
A dispetto di tali sventure familiari, Lloyd riuscirà a fermare Teddy, in un duello stile ok corrall.
Dal romanzo è stato tratto il film Indagine ad alto rischio, con James Wood protagonista.
Il film semplifica la trama del romanzo, ne elimina la prima parte e modifica sostanzialmente sia il plot che le psicologie dei personaggi: ad essere vittima della violenza sessuale, nel film, non è Teddy, ma Kathleen, cui Teddy dedica, non si sa bene il perché, i suoi omicidi, inviandole dei fiori dopo ogni assassinio.




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