Sabato 13 aprile, si è tenuto nei saloni di “Wow Spazio
Fumetto” (lo splendido museo dedicato all’illustrazione, al fumetto ed
all’animazione, sito in viale Campania 12 a Milano) un’interessante conferenza sui
fumetti tascabili per adulti, che, sull’onda dello straordinario successo di
Diabolik delle sorelle Giussani, hanno invaso le edicole italiane tra il 1962 e
la metà degli anni ’70 del ‘900, sino a quando prodotti più audaci non li hanno
sostituiti, decretandone, salvo rare eccezioni, la fine editoriale.
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| La locandina dell'evento |
L’incontro, introdotto da Luigi Bona, ha costituito
l’occasione per ripercorrere, grazie alle voci dello storico del fumetto Gianni
Bono e del saggista Luca Mencaroni, autore del libro- catalogo “Avventure Noir,
vol. I”, questo singolare fenomeno di costume.
Protagonisti del lungo intervento di Bono sono stati gli
stessi prodotti editoriali, partoriti in quel convulso quindicennio.
Nel corso del suo excursus, lo scrittore ha sottolineato
come, accanto a prodotti lanciati sul mercato da editori improvvisati, interessati
soltanto a cavalcare il successo di Diabolik, ve ne erano altri dietro ai quali
si nascondevano grandi nomi dell’editoria italiana come Sansoni o Rizzoli.
Gino Sansoni, oltre ad essere l’ex marito di Angela
Giussani, una delle creatrici di Diabolik, l’archetipo del genere, avrebbe
cercato di bissare il successo della creatura dell’ex compagna, lanciando sul
mercato, nel 1965, il meno fortunato personaggio di “Zakimort”.
Interessante anche il caso di Rizzoli, che avrebbe tentato
di sfruttare il successo del fenomeno, attraverso società editrici satellite,
senza esporsi in prima persona; al contrario avrebbe pubblicamente
stigmatizzato la popolarità dei fumetti neri dalle pagine del proprio Corriere
della Sera.
Ovviamente all’interno della narrazione sono affiorate le
difficoltà che gli editori dei fumetti neri hanno dovuto affrontare: sequestri
degli albi da parte della magistratura, campagne di stampa moralizzatrici
contrarie, l’ostilità da parte delle frange più conservatrici della società
italiana verso prodotti considerati diseducativi ed eccessivamente morbosi…
Proprio la loro ingenua morbosità, che trovava traduzione
nei titoli e soprattutto nelle copertine, in cui molto spesso campeggiavano
splendide pin up svestite, ha costituito – secondo il parere unanime dei
relatori della conferenza- il motivo principale del successo di questi fumetti,
che venivano incontro ad una generalizzata esigenza di liberazione, anche
sessuale, diffusa in Italia negli anni ’60 del secolo scorso.
Il disegnatore Franco Baldazzini, intervenuto all’incontro
in qualità di lettore, ha ricordato l’ingenuo piacere di trasgressione, provato
a dieci anni, nell’acquisto di uno dei primi numeri di Satanik.
Proprio il fatto che questi fumetti corrispondessero alle
esigenze di un momento storico particolare farebbe sì, secondo Gianni Bono, che
il fenomeno non sia oggi più riproponibile: lo stesso permanente successo di
Diabolik sarebbe più il frutto dell’abilità
della casa editrice Astorina di trasformare il personaggio delle Giussani in
marchio che non la prova di un perdurante interesse del pubblico verso il
fumetto nero.
A dare indirettamente ragione a Bono, ci ha pensato
l’editore de’ Il Morto (fumetto
tascabile noir di recente pubblicazione), Paolo Tellolli, il quale ha implicitamente
qualificato come nostalgica l’operazione che ha portato alla nascita del proprio
personaggio, la cui prima storia è stata pubblicata sulla rivista Ink , impegnata in alcune retrospettive
sui personaggi dei fumetti neri degli anni ’60.
A chiusura dell’incontro, Luigi Bona ha posto alcune domande
a Nino Cannata, creatore di Sadik, il
quale ha raccontato alcuni divertenti aneddoti sulla vita editoriale del
proprio personaggio.

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