La porta dalle
sette chiavi
Edgar Wallace
Titolo
originale: The door with seven locks,
1932
Ed. Italiana consultata: Newton 1993 (Compagnia del
giallo n°6, gruppo Newton)
L’ispettore Dick Martin,detto anguilla, è al suo
ultimo giorno di servizio: ha ricevuto un’eredità ed ha deciso di abbandonare
la polizia.
Il suo ultimo incarico consiste nell’interrogare lo
scassinatore Lew Pheeney su una rapina avvenuta il giorno prima.
Lew è una sua vecchia conoscenza e Dick gli crede
sulla parola, quando il ladro, evidentemente da lui considerato sincero
(ottimista!!), gli rivela di avere un alibi: la sera prima è stato impegnato in
un lavoro pulito, ma di cui non può rivelare né il committente, né fornire
ulteriori dettagli.
Quando poi lo stesso Lew gli confessa di avere paura
per la sua incolumità e di essere convinto che qualcuno lo segua, il poco
ortodosso ispettore lo ospita a casa propria, senza fargli troppe domande.
Grave errore: il giorno dopo lo ritrova cadavere,
dentro un armadio.
Le peripezie di anguilla non sono però finite:
l’avvocato Havelock lo assume in qualità di investigatore privato, per mettersi
in comunicazione con un suo cliente, Lord Selford, che da anni gira il mondo,
facendosi spedire il denaro delle sue rendite dallo studio legale, di cui lo
stesso Havelock è titolare.
L’avvocato
vorrebbe convincerlo a tornare a Londra, per occuparsi degli affari di
famiglia, ma soprattutto vorrebbe sincerarsi che il giovanotto sia sano ed
agisca nel pieno delle sue facoltà.
Durante il viaggio in America Latina, nel tentativo
di rintracciare il giovane aristocratico, anguilla incontra una ragazza,
conosciuta a Londra.
Si tratta della giovane bibliotecaria, Sybil: si è
recata in America, per ricevere una misteriosa eredità, che si è rivelata poi
essere una semplice chiave.
Un oggetto in apparenza comune, ma che deve avere un
certo valore se la ragazza viene ripetutamente aggredita, nel tentativo di
derubarla del prezioso arnese.
Tre vicende apparentemente senza collegamento, ma
che si rivelano in realtà essere parti di uno stesso enigma.
Uno scienziato pazzo, una bella da salvare, passaggi
segreti all’interno di sontuose ville patrizie, un gigantesco mostro di nome
Beppo … Wallace dà fondo a tutto il suo immaginario, con il suo consueto gusto
per l’accumulo.
Romanzo a metà tra feuilleton e moderno poliziesco.
La Chiave di
Vetro
Dashiell Hammett
Titolo originale:
The Glass Key, 1931
Ed. Italiana consultata: I Super Pocket Longanesi
n°260, 1975
San Francisco anni ’30. La misteriosa morte del
ventiseienne Taylor Henry, trovato riverso fra China street e Pamela Avenue,
poco dopo le dieci di sera, la base del cranio fratturata da un oggetto
contundente, costituirebbe di per sé un complicato caso poliziesco.
A rendere più enigmatica la vicenda è però l’identità
del giovane, figlio del potente senatore
Ralph Bancroft Henry, stella emergente della scena politica americana.
Ned Beaumont, faccendiere del boss della mala locale
Paul Madvig, cui il senatore è legato da oscuri ma robusti fili, porterà alla
luce con una paziente indagine la scottante verità intorno alla morte del ragazzo.
La “Chiave di
Vetro”, opera prediletta di Hammett, come lo stesso autore ebbe a dire, è anche
il canto del cigno della produzione hard
boiled del giallista statunitense, che, nel successivo “L’Uomo Ombra”,
abbandona definitivamente il giallo d’azione per virare verso quello classico.
Il romanzo del resto, pur rientrando a pieno titolo
nel filone noir, si discosta lievemente dai precedenti di Hammett per maturità
stilistica e per volontà introspettiva, ma anche per la capacità dell’autore di
destreggiarsi fra registri diversi: all’impersonale descrizione di personaggi
ed ambienti ed ai dialoghi asciutti fa quasi da contrappunto l’immaginifica
sequenza onirica dei serpenti.
Il tema della corruzione politica, già toccato dall’autore
nel precedente Piombo e Sangue (Red Harvest), diviene qui centrale; non
semplice pretesto narrativo, ma accorata denuncia della putrefazione della
società americana.
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