Costa dorata
Elmore Leonard
Titolo originale: Gold coast (1980)
Ed. Italiana, 1993
(Giallo Mondadori n°2307)
Florida anni ’80: La quarantenne
vedova, Karen Hill sposa, un po’ per senso del pericolo un po’ per
anticonformismo, il boss della Mafia, Frank Di Cilia.
Di Cilia, che ha già superato la
boa dei 60 anni, è un italo-americano vecchio stampo, tradizionalista e
maschilista, convinto che agli uomini sia lecito prendersi qualche libertà,
mentre le mogli devono tollerare le infedeltà coniugali e restare ubbidienti a
casa.
Frank è anche un uomo molto
vendicativo e quando Karen, dopo aver scoperto una sua relazione
extraconiugale, lo minaccia di rendergli pan per focaccia e trovarsi un amante,
decide di fargliela pagare.
Alla sua morte, lascia a Karen un
immenso patrimonio (quattro milioni di dollari), ma anche istruzioni precise
affinché nessun uomo la possa più avvicinare.
La donna si trova così costretta
a vivere in una gabbia dorata, ben custodita da guardie fedeli e decise a
tutto, pur di far sì che la volontà del loro defunto capo sia rispettata.
Tra questi, la guardia del corpo
personale, un individuo arrogante e presuntuoso, sicuro di sé al punto da
decidere di agire per conto proprio.
Ciò che vuole sono i quattro
milioni di dollari o Karen (che nonostante l’età è ancora una donna attraente)
o entrambe le cose.
La vicenda di Karen si intreccia
con quella di Calvin Mc Guire, ex rapinatore di Detroit, finito in carcere per
un’incursione in un esclusivo golf club.
Il raid all’interno del circolo
sportivo era stato commissionato da Frank Di Cilia prima di morire.
Il club lo aveva rifiutato tra i
suoi soci ed il boss aveva incaricato Calvin e ad altri tre rapinatori di farvi
irruzione e sfasciare il locale.
Il colpo era andato a buon fine,
ma dopo poco i quattro erano stati individuati dalla polizia ed arrestati.
Calvin si salva dalla condanna
grazie ad un cavillo giudiziario e decide di recarsi in Florida, per riscuotere
il compenso, che Frank Di Cilia ha suo tempo promesso loro, ma mai
effettivamente liquidato.
Ovviamente si trova coinvolto
nella strana storia di Karen e del suo persecutore.
Thrilling molto ben costruito ed
originale.
L’asso nella manica
James Hadley Chase
Titolo originale: An ace up my sleeve (1971)
Ed. Italiana
consultata, 1992 (Giallo Mondadori n°2267)
Helga Rolfe ha tutto ciò che una
donna (venale) possa desiderare: gioielli, pellicce, accesso ai più lussuosi
ristoranti…
Lo strumento con cui la donna, ex
analista finanziaria, è riuscita a raggiungere questa invidiabile posizione è
il matrimonio d’interesse col ricchissimo Herman Rolfe.
L’uomo dal canto suo, pur potendo
soddisfare ogni capriccio della sua non più giovanissima, ma ancora avvenente
consorte, non può garantirle una vita sessuale soddisfacente, in quanto
invalido… anzi le ha imposto un patto: se lei dovesse tradirlo, addio eredità.
La fedeltà non è facile per una
donna del temperamento di Helga, le tentazioni sono tante; impossibile
resistere ed infatti Helga, dotata di appetiti sessuali, che farebbero rimanere
allibita Marina Ripa di Meana, non ci prova affatto a resistere; tuttavia è
piuttosto cauta nelle sue scappatelle e riesce sempre a farla franca. Un
giorno, però, in Germania conosce un giovane americano, bello, irresistibile ed
un po’ tontolone.
Per lui, la donna mette in gioco
tutto ciò che possiede, anche la vita, finendo invischiata in un ricatto.
“An ace up my sleeve” è un
romanzo del 1971, che tuttavia la
Mondadori, casa editrice italiana di Hadley Chase, decise di
proporre al nostro pubblico solo nel 1991, prima nella collana Mystbooks, poi ne’ Il Giallo Mondadori.
Il motivo di questo ritardo è un
mistero; se infatti il buon Hadley Chase ci ha abituato a ben altri capolavori, “L’asso
nella manica” è comunque un romanzo ben costruito, capace di tenere il lettore
incollato alla poltrona sino alla conclusione, grazie ad una serie di imprevedibili
colpi di scena.
Sorprendente (almeno per uno
scrittore dell’hard boiled school) messaggio anti-omofobo conclusivo.
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