In questi giorni si sta tenendo a Milano, a Palazzo Morando,
a cura dell’associazione culturale Aftersix, il “B movie festival”, rassegna
cinematografica dedicata al genere poliziottesco.
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| Gian Maria Volonté in una scena del film |
La giornata di ieri del festival ha avuto come evento
centrale un simpatico collegamento telefonico con il regista romano Carlo
Lizzani.
Lizzani non ha mai diretto film poliziotteschi, ma il suo
“Banditi a Milano” del 1968, ne è comunque considerato il capostipite.
Il film racconta la rapina al Banco di Napoli (in largo Zandonai
a Milano) del 25 settembre 1967 ad opera della banda Cavallero.
Sorta di “spartiacque tra il cinema neorealista e
generalista e quello ricavato dall'attualità” (definizione di Adriano De Carlo,
in My Movies), il film di Lizzani rivoluziona la storia della rappresentazione
cinematografica della città di Milano, di cui viene colta l’evoluzione da
grande città a complessa realtà metropolitana con i connessi problemi
delinquenziali, che ne sono stati la logica conseguenza.
Il riferimento, presente finanche nel titolo, ad una realtà
metropolitana italiana (Milano appunto), l’ispirazione a fatti di cronaca
realmente accaduti, la presenza di una figura positiva di poliziotto (il
commissario Basevi) sono elementi che saranno ripresi successivamente dai film
polizieschi di Stelvio Massi e Umberto Lenzi, i quali però abbandoneranno la
secchezza rappresentativa di Lizzani in favore di una più commercialmente
redditizia ridondanza espressiva.
Il novantaquattrenne Carlo Lizzani, che si è scusato più
volte coi presenti in sala per non aver avuto la possibilità di intervenire
personalmente alla rassegna, ha risposto telefonicamente alle domande del
pubblico.
Fra le domande più interessanti quella sul suo rapporto con
Pier Paolo Pasolini: “Ho conosciuto Pasolini”-ha detto Lizzani- “durante le
riprese di un film sul gobbo del Quarticciolo, strana figura di partigiano poi
divenuto bandito.
Pasolini avrebbe dovuto partecipare al film in qualità di
sceneggiatore, ma volendo fare il regista si interessava anche all’aspetto tecnico
delle riprese. Gli offrì anche un ruolo
attoriale all’interno della pellicola che Pier Paolo accettò anche per il suo
gusto di apparire”.
La maggior parte delle domande si concentra però sulla
pellicola “Banditi a Milano” ed ovviamente sull’interpretazione magistrale di
Gian Maria Volonté, l’attore protagonista.
A chi gli chiede se Volonté improvvisasse o seguisse il
copione, Lizzani risponde che l’attore era molto aderente alla sceneggiatura,
ma capace tuttavia di coniugare “professionalità e naturalezza”.
Al professor Raffaele De Berti che gli fa notare (in maniera
non polemica) come Volonté abbia recitato sopra le righe, il regista risponde
che era il ruolo che lo imponeva.
Un ragazzo chiede perché il genere poliziottesco,
tradizionalmente considerato minore, sia oggi soggetto a rivalutazione; Lizzani
sul tema non si sbilancia: “i generi sono la forza del Cinema e diciamolo pure
sono rassicuranti, lo spettatore, andando a vedere un film di un determinato
genere, sa cosa aspettarsi dalla pellicola”.
“Ha mai incontrato Cavallero, durante o anche dopo le
riprese del film?”- “Mai”.
In alcuni casi, le risposte di Lizzani sono di una
disarmante ed efficace semplicità: “Come mai ha scelto Tomas Milian come
interprete per il personaggio del commissario Basevi?”- “Mi piaceva come attore
e volevo fornire un personaggio di poliziotto diverso, non duro… più umano”.
Al termine della conferenza, il regista romano si congeda
dal pubblico, che pur non numerosissimo in sala gli tributa un lungo applauso.

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