sabato 17 novembre 2012

Al B-movie Festival, Carlo Lizzani parla del suo “Banditi a Milano”



In questi giorni si sta tenendo a Milano, a Palazzo Morando, a cura dell’associazione culturale Aftersix, il “B movie festival”, rassegna cinematografica dedicata al genere poliziottesco.
Gian Maria Volonté in una scena del film
Con tale termine si è soliti designare quel filone cinematografico fiorito in Italia, negli anni ’70 e considerato dalla critica quale variante provinciale, deteriore e violenta del poliziesco d’azione all’americana (i termini di riferimento del genere sono solitamente individuati ne’ “Il braccio violento della legge” (The French Connection, 1971) di William Friedkin e in “Ispettore Callaghan, il caso Scorpio è tuo” (Dirty Harry, 1971) di Don Siegel).
La giornata di ieri del festival ha avuto come evento centrale un simpatico collegamento telefonico con il regista romano Carlo Lizzani.
Lizzani non ha mai diretto film poliziotteschi, ma il suo “Banditi a Milano” del 1968, ne è comunque considerato il capostipite.
Il film racconta la rapina al Banco di Napoli (in largo Zandonai a Milano) del 25 settembre 1967 ad opera della banda Cavallero.
Sorta di “spartiacque tra il cinema neorealista e generalista e quello ricavato dall'attualità” (definizione di Adriano De Carlo, in My Movies), il film di Lizzani rivoluziona la storia della rappresentazione cinematografica della città di Milano, di cui viene colta l’evoluzione da grande città a complessa realtà metropolitana con i connessi problemi delinquenziali, che ne sono stati la logica conseguenza.
Il riferimento, presente finanche nel titolo, ad una realtà metropolitana italiana (Milano appunto), l’ispirazione a fatti di cronaca realmente accaduti, la presenza di una figura positiva di poliziotto (il commissario Basevi) sono elementi che saranno ripresi successivamente dai film polizieschi di Stelvio Massi e Umberto Lenzi, i quali però abbandoneranno la secchezza rappresentativa di Lizzani in favore di una più commercialmente redditizia ridondanza espressiva.
Il novantaquattrenne Carlo Lizzani, che si è scusato più volte coi presenti in sala per non aver avuto la possibilità di intervenire personalmente alla rassegna, ha risposto telefonicamente alle domande del pubblico.
Fra le domande più interessanti quella sul suo rapporto con Pier Paolo Pasolini: “Ho conosciuto Pasolini”-ha detto Lizzani- “durante le riprese di un film sul gobbo del Quarticciolo, strana figura di partigiano poi divenuto bandito.
Pasolini avrebbe dovuto partecipare al film in qualità di sceneggiatore, ma volendo fare il regista si interessava anche all’aspetto tecnico delle  riprese. Gli offrì anche un ruolo attoriale all’interno della pellicola che Pier Paolo accettò anche per il suo gusto di apparire”.
La maggior parte delle domande si concentra però sulla pellicola “Banditi a Milano” ed ovviamente sull’interpretazione magistrale di Gian Maria Volonté, l’attore protagonista.
A chi gli chiede se Volonté improvvisasse o seguisse il copione, Lizzani risponde che l’attore era molto aderente alla sceneggiatura, ma capace tuttavia di coniugare “professionalità e naturalezza”.
Al professor Raffaele De Berti che gli fa notare (in maniera non polemica) come Volonté abbia recitato sopra le righe, il regista risponde che era il ruolo che lo imponeva.
Un ragazzo chiede perché il genere poliziottesco, tradizionalmente considerato minore, sia oggi soggetto a rivalutazione; Lizzani sul tema non si sbilancia: “i generi sono la forza del Cinema e diciamolo pure sono rassicuranti, lo spettatore, andando a vedere un film di un determinato genere, sa cosa aspettarsi dalla pellicola”. 
“Ha mai incontrato Cavallero, durante o anche dopo le riprese del film?”- “Mai”.
In alcuni casi, le risposte di Lizzani sono di una disarmante ed efficace semplicità: “Come mai ha scelto Tomas Milian come interprete per il personaggio del commissario Basevi?”- “Mi piaceva come attore e volevo fornire un personaggio di poliziotto diverso, non duro… più umano”.
Al termine della conferenza, il regista romano si congeda dal pubblico, che pur non numerosissimo in sala gli tributa un lungo applauso.


Nessun commento:

Posta un commento