La penultima giornata del B movie festival, svoltasi sabato
17 novembre, a Palazzo Morando a Milano, ha visto la presenza del regista Umberto Lenzi, impegnato in
due conferenze.
Durante la prima, svoltasi poco prima delle 19.00,
l’ottantenne regista ha presentato il suo ultimo romanzo, “Spiaggia a mano
armata”.
| Tomas Milian in "Milano odia: la polizia non può sparare" (1974) |
Il romanzo presentato ieri è il quarto avente come
protagonista il detective privato, Bruno Astolfi.
Immancabile la domanda, da parte del pubblico, se Lenzi
abbia pensato ad uno sbocco cinematografico per la serie poliziesca da lui
ideata e chi sarebbero per lui regista ed interprete principale ideali.
Il principe del poliziesco di casa nostra non si è fatto
trovare impreparato alla domanda, asserendo di pensare piuttosto ad una serie
televisiva, in quanto convinto che il suo personaggio abbia le stesse
potenzialità del commissario Montalbano di Camilleri.
Confessa, tuttavia, che come regista della serie non pensi
affatto a sé stesso e di preferire stare a casa a mangiare bistecche e bere
barbera piuttosto che tornare dietro la macchina da presa.
Crede che il regista ideale della serie debba essere un
giovane, non vuole fare nomi, ma poi si lascia scappare un indirizzo di
gradimento per Stefano Sollima”, regista della serie TV “Romanzo criminale”, a
suo dire, migliore rispetto all’omonimo film di Michele Placido, anch’esso
tratto da Giancarlo De Cataldo ed ispirato alle imprese criminali della banda
della Magliana, migliore perlomeno per la scelta degli attori, che sembrano
realmente presi dalle borgate romane.
L’attore ideale per interpretare il personaggio di Bruno
Astolfi? “Mi piacerebbe un attore simile allo scomparso Lino Ventura”.
Al ragazzo che gli chiede che differenza ci sia fra lo
scrivere un romanzo e dirigere un film, Lenzi risponde parafrasando il generale
Von Clausewitz: “la scrittura per me è attività cinematografica condotta con
altro mezzo e poi i miei romanzi sono molto cinematografici”.
| Henry Silva, in "Milano odia: la polizia non può sparare" (1974) |
Il regista italiano sottoline la circolarità dei modelli,
spiegando come Heathaway, che lui ed altri Italiani hanno preso a modello,
fosse in realtà a sua volta debitore nei confronti dei grandi maestri del
neorealismo italiano.
Riguardo al rapporto del regista grossetano con Milano,
città di ambientazione di molti suoi film, Lenzi asserisce che il Capoluogo
lombardo assieme a Napoli ha sempre fornito le cornici più suggestive dei suoi
polizieschi, ma che il rapporto con la città sia in realtà anteriore a “Milano
odia: la polizia non può sparare” (1974), primo dei suoi film poliziotto e
risalga invece a due anni prima, alla direzione, cioè, di “Milano rovente”
(1972), film ascrivibile più al genere noir che al filone poliziottesco e
rimasto perciò isolato rispetto alla sua produzione successiva.
Immancabili poi gli aneddoti sui film, raccontati dal
regista con irresistibile simpatia.
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