domenica 6 gennaio 2013

Avvocati e smemorati



Perry Mason e la sig.ra cleptomane
Erle Stanley Gardner
Titolo originale: The case of the shoplifter’s shoe, 1940
Ed. Italiana consultata: I Classici del Giallo n°185 (1974)

George Trent è un lapidario onesto e coscienzioso: lavora bene ed a prezzi ragionevoli.
E’ profondamente onesto, ma ha un vizio, un vizio solo: è un ubriacone periodico.
Quando si ubriaca gioca, ma anche questo lo fa metodicamente. Ripone tutte le sue gemme in cassaforte, si tiene in tasca una cifra limitata, spedisce a casa tutte le chiavi della propria automobile, poi se ne va a bere ed a giocare. Quando ha perso tutto il denaro che ha, e quindi non può più bere, gli passano i fumi, torna a casa e riprende il lavoro.
Qualcosa nel meccanismo sembra però rompersi, quando alcune gemme, affidate a Trent dall’amico Augustine Cullens, scompaiono misteriosamente dalla cassaforte.
L’ipotesi più probabile è che Trent si sia dimenticato stavolta di riporre in cassaforte le gemme in suo possesso e le abbia portate con sé.
Un bel problema! Soprattutto perché l’assenza di Trent si prolunga oltre le attese dei familiari.
Esiste però anche un’altra ipotesi, quella secondo cui ad involare i gioielli sia la sorella dello stesso gioielliere, Sarah Breel, che da un po’ di tempo sembra soffrire di cleptomania…
poi Cullens viene trovato morto nel suo appartamento e tutti gli indizi conducono alla colpevolezza di Sarah Breel, trovata in stato di semi incoscienza nei pressi della casa della vittima, in seguito ad un incidente stradale.
La donna sembra non ricordare nulla di ciò che le è successo nelle ultime 24 ore, sebbene la polizia  creda che la sua amnesia sia solo un espediente, per non rispondere alle domande che le vengono rivolte.
Perry Mason, incaricato di difendere la donna, dovrà muoversi al buio, non disponendo di alcuna versione da parte della sua cliente.
Nondimeno  riuscirà a ricostruire  la vicenda, scoprendo il vero assassino.
Poliziesco macchinosissimo, dalla trama insolita ed un po’ stramba.




Il Segreto di Virginia
Margaret Millar
Titolo Originale: Vanish in an Istant, 1952
Prima ed. Italiana: Il Giallo Mondadori 1991
Ed. consultata: I Classici del Giallo, novembre 2010

Virginia Hamilton, donna borghese e viziata, viene accusata di aver ucciso l’amante, Claude Margolis, ricco imprenditore di Arbana, cittadina a trenta Km da Detroit.
La sua difesa viene affidata al giovane avvocato Eric Meecham, la cui maggiore difficoltà non consiste tanto nel dover confutare le schiaccianti prove a carico della sua assistita, la quale è stata trovata dalla polizia in stato di evidente ubriachezza sul luogo del delitto (il lussuoso cottage sul fiume, in cui l’uomo era solito consumare le sue avventure extraconiugali), quanto dalla mancanza di collaborazione della stessa, che asserisce di non ricordare nulla dell’accaduto.
A rendere ancora più complessa la difesa della giovane donna, la presenza della petulante madre di lei, precipitatasi ad Arbana, con l’intenzione di togliere la figlia dai guai e che nutre verso Meecham una pregiudiziale diffidenza, rendendogli l’onere della difesa di Victoria ancor più pesante.
Il caso sembra però prendere un’inaspettata piega, quando Loftus, un uomo distrutto da una malattia incurabile, si accusa dell’omicidio e si suicida in carcere.
Caso chiuso? Non per Meecham, che vuole andare sino in fondo, continuando per suo conto l’indagine sul delitto.
Margareth Millar è considerata una delle grandi autrici del giallo americano per il rigore della trama, per il pathos e la finezza della scrittura: doti visibili anche all’interno di questo coinvolgente Mistery, ricco di stupende descrizioni e venato di grande finezza psicologica: persino le figure di passaggio come l’agente della polizia penitenziaria della cittadina di Arbana o l’infermiere dell’ospedale criminale, in cui Loftus si suicida, vengono cesellati con cura minuziosa ed a volte leziosa.
Poco convincente, a voler cercare il pelo nell’uovo in questo Mistery d’alta classe, è il plot sentimentale, fra il protagonista e la giovane cameriera di casa Hamilton, che l’autrice innesta sulla trama principale: francamente non so bene quali fossero le regole di corteggiamento nell’America degli anni ’50, ma dubito che due giovani si potessero dichiarare reciprocamente e perdutamente innamorati dopo essersi visti un paio di volte ed addirittura scambiarsi promesse di matrimonio senza essere mai usciti assieme da soli mezza volta.



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